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Cronaca

Ultimo aggiornamento: 11:15 del 1 Febbraio 2021

“Piano pandemico mai attuato, l’ospedale di Alzano andava chiuso”. L’anticipazione di PresaDiretta con il direttore medico – Video

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La lezione di Bergamo non è servita a nulla. Il sacrificio di medici e infermieri, quello di migliaia di bergamaschi stroncati in poche settimane da un virus sconosciuto – da cui nessuno li ha protetti – non ha insegnato niente. La seconda ondata ci ha colpito più della prima. Ma quali sono le ragioni strutturali di questo fallimento? Per capirlo, PresaDiretta, lunedì 1 febbraio in prima serata su Rai3 con l’inchiesta “C’era una volta la sanità pubblica”, farà un viaggio in Lombardia e poi in Calabria per scoprire che laddove si è lesinato sulla prevenzione, laddove si è puntato su un modello ospedalo-centrico e laddove si è scelto di non investire sulla medicina del territorio sono successi guai tremendi. Anche a Milano, dove è saltato completamente il tracciamento epidemiologico.

“Fino a che non si farà una analisi seria di quelle che sono state le criticità della prima ondata, non si risolveranno i problemi strutturali che sono alla base di questo disastro”, la pensa così Giuseppe Marzulli, direttore medico dell’ospedale di Alzano Lombardo (tristemente noto per lo scoppio del focolaio più micidiale d’Europa lo scorso 23 febbraio), che nella prima puntata della nuova stagione di PresaDiretta ci consegna una testimonianza drammatica, quanto essenziale per capire l’origine di questa tragedia. La totale mancanza di preparazione alla prima ondata, per negligenza e non per casualità, ci viene narrata da un protagonista chiave dell’inchiesta sulla strage della Val Seriana, su cui sta lavorando da dieci mesi la Procura di Bergamo, con le ipotesi di reato di epidemia colposa e falso in atti pubblici e che vede al momento tra gli indagati cinque dirigenti della sanità lombarda.

Il 23 febbraio all’ospedale di Alzano erano ricoverati già da alcuni giorni malati Covid autoctoni, mai stati in Cina: insomma, il virus si era diffuso per settimane in Lombardia, ma nessuno se ne era accorto. Perché nessuno aveva attivato un monitoraggio, come previsto dal piano pandemico influenzale, che secondo la Procura di Bergamo si sarebbe dovuto attivare a partire dal primo campanello d’allarme lanciato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità il 5 gennaio di un anno fa. Quel piano non venne attivato nemmeno dopo la richiesta formale dell’OMS il 4 di febbraio. E proprio la mancata attivazione di questo piano pandemico, ma anche le criticità dell’eccellente modello sanitario lombardo, la riforma della legge 23, il trattamento del personale medico e infermieristico, abbandonato nella prima fase, poi lodato nella seconda e infine mortificato e intimidito durante la nuova ondata pandemica, che ha travolto ancora una volta proprio gli ospedali della regione più ricca d’Italia, saranno alcuni importanti snodi del racconto che Riccardo Iacona presenterà al pubblico lunedì 1 febbraio a partire dalle 21.20 con un’inchiesta firmata da Francesca Nava, Luigi Mastropaolo e Raffaele Manco.

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