Qual è il consenso dei partiti durante la crisi di governo? E cosa accadrebbe se si votasse oggi? Il centrodestra raccoglierebbero il 48%, con la Lega prima forza al 23%. Pd, M5s e LeU insieme si fermerebbero invece al 40%. Italia Viva, il partito di Matteo Renzi che ha provocato la crisi, gode di appena il 2,6% dei consensi, una quota che non consentirebbe nemmeno di superare la soglia di sbarramento fissata per il proporzionale, secondo l’attuale legge elettorale. Sono i numeri del sondaggio realizzato da Demopolis per Otto e Mezzo su La7. L’Istituto diretto da Pietro Vento ha realizzato la rivelazione dal 15 al 18 gennaio, nei giorni successivi all’inizio della crisi di governo.

Un ipotetico ritorno alle urne avrebbe un’affluenza stimata al 71%. Il peso dei singoli partiti però non sembra variare molto rispetto ai mesi precedenti. Da inizio novembre ad oggi, nel sondaggio di Demopolis si notano soprattutto un avanzamento di Fratelli d’Italia, ora al 17%, e un leggero recupero di Forza Italia, stimata all’8%. Il Pd resta intorno al 21 per cento (20,8), così come il Movimento 5 stelle si conferma per ora al 15,5% e LeU al 3,7. La rivelazione di questi giorni conferma anche l’esiguo consenso in mano a Renzi. Allo stesso modo anche il partito di Carlo Calenda – Azione – raccoglierebbe appena il 2,8%.

Demopolis illustra anche quale sarebbe la situazione alla Camera – ridotta a 400 deputati – se si votasse oggi: il centrodestra con 225 seggi supererebbe agilmente la maggioranza, l’attuale coalizione che sostiene il premier Giuseppe Conte si fermerebbe a 164. L’attuale sistema elettorale, il Rosatellum, assegna però 147 seggi con il sistema maggioritario. Con il ritorno a un proporzionale puro, proposto dal presidente del Consiglio nelle sue comunicazioni a Montecitorio, il divario tra le due coalizioni sarebbe però molto più ridotto.

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