Un acquedotto pubblico sul punto di essere “regalato” a una ditta privata per la realizzazione di una centrale idroelettrica. Una società rappresentata di fatto da una persona condannata in Spagna per frode su contributi comunitari, pronta ad assicurarsi una concessione ventennale. È diventata un caso la vicenda della gestione dell’energia rinnovabile sul fiume Nera, il più importante affluente del Tevere, noto per la sua propensione alla realizzazione di centrali che possano sfruttarne la forza del corso d’acqua e il tracciato ripido. Protagonista è l’imprenditore marchigiano Luigi Biego, che nel 2016 ha presentato due richieste di autorizzazioni alla Regione Marche per l’assegnazione di altrettante sezioni dell’Acquedotto del Nera, al fine di realizzare delle centrali idroelettriche in località Gallano e Galleria Fornaci, entrambe nel comune di Pieve Torina, in provincia di Macerata. Si tratta di un investimento sicuro. Per la centrale di Gallano, ad esempio, la spesa di 780.000 euro si recupera in poco più di 3 anni, in previsione di un fatturato di oltre 220.000 euro l’anno. Tutto guadagno, considerando costi di gestione praticamente nulli.

Il problema è che all’atto delle domande di autorizzazione unica presentate in Regione, datate 17 ottobre e 15 novembre 2016, Biego ha sottoscritto una dichiarazione in cui assicurava che “nei propri confronti non sono state pronunciate sentenze di condanna passata in giudicato, ovvero sentenze di applicazione della pena su richiesta (…) per reati che incidono sulla affidabilità morale e professionale”. In realtà non pare essere così. Il 25 febbraio 2013, il tribunale penale di Madrid ha emesso una sentenza – passata in giudicato il 24 luglio 2014 – di condanna a 5 mesi di carcere (pena sospesa) nei confronti di Biego, per frode di sovvenzioni europee e falsificazione di documenti commerciali e ufficiali. Con questa falsificazione, secondo quanto si legge negli atti, l’imprenditore avrebbe ottenuto dalla Commissione Ue un finanziamento di 1.035.849 euro, azione che ha portato le autorità spagnole a comminare una ammenda di importo pressoché equivalente. La multa è stata impugnata gli avvocati dell’imprenditore in Cassazione, ma il ricorso è stato respinto. La sentenza penale spagnola, come detto, è invece definitiva dal 2014, è stata sospesa e trasformata in ammenda. E a quanto si apprende dai documenti in possesso, la Regione Marche, la Società Per l’Acquedotto del Nera Spa e l’Aato3 sono stati messi a conoscenza degli atti.

“Si tratta di una vicenda molto lunga, preferisco non commentare”, ha dichiarato Luigi Biego, contattato da Ilfattoquotidiano.it. Ma sulla sua omissione dice: “Per fortuna non c’entro più niente”. Eppure anche su questa affermazione qualcosa non torna. Le domande di autorizzazione sono state inoltrate alla Regione Marche in rappresentanza della 500 srls, società di cui Biego nel 2016 era amministratore, rappresentante legale, mentre le quote erano assegnate ai figli Enrico e Claudia. La mission iniziale era “insegnamento delle lingue e delle culture straniere in ogni loro forma”. Solo successivamente il codice Ateco è stato adeguato alla produzione di energia da fonti rinnovabili. Negli anni, tuttavia, sono intervenute diversi cambiamenti nell’assetto societario. Prima la vendita alla fiduciaria Melio Trust srl, poi il riacquisto delle quote da parte di moglie e figli, quindi la liquidazione di 500 srls (commissario liquidatore lo stesso Luigi Biego) e infine la cessione dei rami d’azienda a 16 srls e 19 srls, le due società che hanno anche ereditato la richiesta di gestione delle centrali idroelettriche.

Entrambe le nuove aziende sono gestite da Enrico e Claudia, come si apprende dalle visure più recenti, effettuate l’8 dicembre 2020. Eppure, nelle riunioni in Regione che si sono succedute nel corso di questi quattro anni, come emerge anche dai verbali, a rappresentare l’azienda è sempre papà Luigi, che lascia anche i suoi recapiti. Dei due rampolli invece non vi è traccia, se non agli atti delle firme. “Continuo a non voler commentare, cura tutto il nostro avvocato”, dice ancora l’imprenditore, che però non fornisce i contatti del legale. In una missiva del 10 ottobre, la Regione Marche aveva annunciato preavviso di rigetto, per motivazioni tecniche e non per la questione della sentenza penale, su cui l’Ente non si esprime. Invece l’Aato3 il 1 dicembre, alla vigilia della riunione della conferenze dei servizi, ha chiesto una sospensione di 60 giorni manifestando l’intenzione di “giungere a una conclusione positiva del procedimento”.

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