Agli inglesi la patrimoniale piace. O almeno questo è quello che emerge da un’indagine condotta tra 2mila lettori di The Times e di The Sunday Times, due dei principali quotidiani britannici. Due intervistati su tre sono favorevole ad un prelievo sulle grandi ricchezze, misura ritenuta utile per arginare la continua crescita delle diseguaglianze e per contribuire a sostenere la lotta del paese a fronteggiare l’emergenza Covid. Seppur con proporzioni meno nette un apprezzamento per una tassa sulla ricchezza era emerso qualche tempo fa anche da un’indagine realizzata tra i lettori del Financial Times, ossia un pubblico con redditi e patrimoni superiori alla media del paese.

900 miliardi di euro di ricchezza nascosta – Recentemente sono usciti in Inghilterra diversi studi che portano acqua al mulino di chi è a favore di una tassa sui grandi patrimoni. Secondo una ricerca della Resolution Foundation emerge che l’1% più ricco della popolazione possiede il 25% delle ricchezze del paese, ossia 800 miliardi di sterline (circa 885 miliardi di euro) in più rispetto a quanto emerge dalle statistiche ufficiali. Il 5% delle ricchezze sarebbe infatti occultato attraverso schemi giuridici come il trust che innalza una barriera insormontabile tra un bene e il suo proprietario. La London School of Economics ha pubblicato un dettagliato studio che prende in esame una cinquantina di paesi e da cui emerge che tenere basse le tasse sulle fasce più abbienti della popolazione non ha nessun effetto positivo sulla crescita economica.

La Wealth Tax Commission che riunisce alcuni economisti delle più prestigiose università britanniche ha inoltre affermato che una tassa patrimoniale sarebbe lo strumento più equo ed efficiente per sostenere finanziariamente la lotta alla pandemia. La diffusione del virus ha spinto diversi paesi ad introdurre o ipotizzare di farlo un’imposta sulle grandi ricchezze. Argentina e Spagna hanno introdotto un prelievo di questo tipo. California e Gran Bretagna lo valutano. In Germania si è avviato un dibattito. Il Parlamento italiano ha bocciato una proposta presentata da alcuni deputati di Leu e Pd che prevedeva un prelievo progressivo per ricchezze sopra i 500mila euro (aliquota di partenza dello 0,2%), a fonte dell’abolizione di Imu sulla seconda casa e bolli su conti bancari e dossier titoli. La maggioranza non ha neppure accettato di valutare un prelievo di questo tipo in un più ampio ripensamento del sistema italiano di tassazione.

Banca Mondiale, patrimoniale utile Ieri sul blog della Banca Mondiale è apparso l’intervento dell’economista Jim Brumby, “se c’è un momento in cui ha senso introdurre una tassa sulle grandi ricchezze è questo”, spiega Brumby. Un’imposta di questo tipo potrebbe aiutare a correggere cinque grandi fattori di squilibrio economico e sociale a livello globale. La prima è una correzione delle diseguaglianze, la cui dinamica è ormai “fuori controllo”. In secondo luogo una patrimoniale alleggerirebbe il carico che grava sui sistemi fiscali statali, impegnati ad aiutare la popolazione sul fronte sanitario. Un riequilibrio nella distribuzione della ricchezza aiuterebbe inoltre a contenere le derive populiste, in atto in molti paesi e compenserebbero i benefici di cui le classi più abbienti hanno goduto grazie alle politiche espansive delle banche centrali che hanno spinto al rialzo il valore degli asset finanziari.

Il Fattoquotidiano.it ha lanciato una petizione, già vicina a 75mila firme, per introdurre un prelievo sui grandissimi patrimoni, ovvero superiori a 50 milioni di euro. Un’imposta che riguarderebbe meno di 3mila contribuenti ma che potrebbe generare un gettito fino a 10 miliardi che potrebbe essere utilizzati per sostenere le fasce di popolazione più in difficoltà a causa della pandemia.

Firma qui la petizione del Fatto.it

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