“La Magistratura oggi avanza dei dubbi, sebbene ci sia stata una precedente richiesta di archiviazione. Tali dubbi possono essere superati solo dalla stessa Magistratura. Questo è il motivo che mi spinge a fare un passo indietro dalla carica di Presidente e di Consigliere Nazionale”. L’annuncio delle dimissioni dal vertice del notariato di Cesare Felice Giuliani arriva 36 ore dopo la pubblicazione della notizia del processo che lo vedrà imputato a Roma per abuso d’ufficio, concussione e falso in atto pubblico.

Dall’indagine del sostituto procuratore Roberto Felici risulta che il presidente Giuliani, in concorso con i consiglieri del distretto romano Antonio Sgobbo e Romolo Rummo, ha “abusato” del suo ruolo e “dei poteri derivati” dalla proprio carica, costringendo “ripetutamente i notai del distretto” di Roma a lasciare la gestione di alcuni rogiti al Consiglio notarile capitolino. Per farlo, sostengono i pm, i tre notai hanno minacciato “di possibili conseguenze negative” i disobbedienti, con la possibilità di avviare “procedimenti disciplinari”. Secondo gli atti dell’inchiesta, il presidente Giuliani e i due consiglieri hanno anche “pilotato l’assegnazione degli incarichi” ad altri notai “selezionati in modo arbitrario”, procurando loro “un ingiusto vantaggio patrimoniale”.

Accuse che avevano avuto origine dalla denuncia presentata nell’ottobre 2015 dal notaio Andrea Mosca e che trovavano riscontro in fase d’indagine nelle testimonianze rese dai colleghi Claudio Manzo, Giuseppe Farinella e Pasquale Edoardo Merlino. La vicenda aveva sollevato una questione morale e giuridica sul ruolo di Giuliani, pur trovandosi nella legittima presunzione d’innocenza visto che si tratta ancora del processo di primo grado. Per questo motivo, nell’agosto 2019 i consiglieri nazionali si erano riuniti in seduta straordinaria e a maggioranza (15 su 20) avevano votato per la permanenza del loro presidente. I malumori interni al mondo del notariato però restavano, tanto che sul tavolo del ministro della giustizia, Alfonso Bonafede, era finita un’istanza di vigilanza sul caso.

Nella tarda serata di ieri, il presidente ha deciso di rimette il suo mandato che era iniziato nell’estate 2019 e che sarebbe terminato nel 2022.
Una scelta che sarà formalizzata al prossimo Consiglio, ma che Giuliani ha preferito anticipare via mail ai venti componenti del consiglio nazionale del notariato (Cnn) e ai presidenti dei 91 distretti dislocati in tutta Italia. Al momento, non ci sarebbero comunicazioni di Giuliani sulla sua permanenza alla presidenza del distretto di Roma-Velletri-Civitavecchia, che detiene dal 2013, e neppure su quella della consulta delle professioni presso la Camera di Commercio di Roma, che presiede dal 2015.

In merito alle contestazioni mosse dalla magistratura, nel suo personale messaggio il notaio Giuliani spiega di aver “agito nel rigoroso rispetto di norme e delibere” e “nell’esercizio delle funzioni di un Presidente di Distretto”, in “esecuzione di una delibera del Consiglio Notarile di Roma”. “Questa delibera – scrive Giuliani – fu assunta su indicazioni del ministero del Lavoro tramite l’Osservatorio appositamente creato per le dismissioni. Tali indicazioni sono state prima recepite dal Consiglio nazionale (Cnn) che deliberò proprio per questo la modifica del codice deontologico”. Nelle conclusioni, il presidente aggiunge che la decisione è stata presa “con grande tristezza e profondo rammarico”, ma dovuta “all’infinito amore che nutro verso il notariato”.

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