Il pericolo reale di un no deal tra Unione Europea e Regno Unito incombe anche sulle relazioni tra Spagna e Gibilterra. La piccola colonia britannica si prepara a diventare dal primo gennaio il confine sud del vecchio continente, con gravi effetti collaterali sull’economia di entrambi i lati del cosiddetto “cancello”. Il tema è destinato a restare in secondo piano rispetto ai negoziati principali, ma le parti interessate stanno cercando di limitare i danni.

Senza un accordo sulla Brexit, non può esistere un compromesso sulle questioni più spinose che riguardano il futuro di Gibilterra, come l’accesso al mercato unico. La Spagna continua a discuterne personalmente con il Regno Unito e ha diritto di veto sulle decisioni prese da Londra e Bruxelles sulla questione. Dalla sua, può contare sul favore della popolazione locale: oltre il 96% dei gibilterrini ha votato per il remain nel 2016 e nessuno ha intenzione di abbandonare i privilegi di cui gode. Il territorio britannico d’oltremare è diventato rapidamente un paradiso fiscale dall’entrata della madrepatria nella comunità europea. Fa parte del mercato unico, ma non dell’unione doganale e i suoi beni e servizi sono venduti a prezzi più competitivi anche perché senza Iva.

Ora tutto questo rischia di andare perso e gli effetti penalizzerebbero Gibilterra, che perderebbe il 4% del suo Pil, e la zona della provincia di Cadice che si trova a stretto contatto, secondo uno studio del Real Instituto Elcano. Circa 10mila spagnoli, infatti, lavorano oltreconfine e contribuiscono a risollevare l’economia di un’area dell’Andalusia fortemente colpita dalla disoccupazione (oltre il 30%). Per evitare questi disagi, Spagna e Regno Unito hanno raggiunto degli accordi racchiusi in quattro memorandum. Il più importante rende l’accesso dei lavoratori alla colonia più facile e conferma i loro diritti, per esempio in tema di pensioni.

Ci sono poi altri punti importanti che riguardano l’aumento del prezzo del tabacco, per disincentivare il contrabbando, e un patto fiscale che porterebbe a un maggiore controllo su riciclaggio e attività illecite. Il mercato unico resta invece una chimera: “Abbiamo pensato che lo scoglio sarebbe stato la Spagna però in realtà ne abbiamo altri due: la mancanza di un accordo tra Ue e Regno Unito e, nel caso venga raggiunto, che il Regno Unito si rifiuti di ampliare quello su Gibilterra. L’ago della bilancia è rappresentato dal mercato unico”, afferma Marcos Lema, giornalista che ha studiato approfonditamente le relazioni tra la Spagna e il suo vicino.

Madrid ha offerto a Gibilterra non solo di restare nel mercato comunitario, ma anche di far parte dell’unione doganale e dell’area Schengen. Sul piatto, però, vorrebbe sollevare una discussione su questioni care al governo spagnolo, come la gestione compartita dell’aeroporto e la giurisdizione sulle acque territoriali, che il Regno Unito ha più volte reclamato. “Se ci fosse un accordo sul mercato unico e sull’unione doganale, non potrebbe essere rivelato prima della chiusura delle trattative con l’Ue, perché rappresenterebbe un precedente dannoso per il tema del confine tra Irlanda e Irlanda del Nord. Al Regno Unito non conviene dividere il proprio mercato interno”, sostiene Lema.

Di fronte a un mancato accordo, la paura è che si possa tornare a una situazione simile a quella vissuta tra il 1969 e il 1982. In quegli anni, l’Onu si espresse su Gibilterra considerandolo un “territorio in attesa di decolonizzazione” secondo il principio di integrità territoriale, che favorirebbe il ritorno della colonia britannica sotto il controllo spagnolo. Francisco Franco sfruttò la risoluzione per ridiscutere la sovranità del territorio, ma di fronte al silenzio del Regno Unito decise di chiudere il confine. Come Lema, in molti pensano che quella decisione contribuì alla crisi economica che affligge la provincia di Cadice e alla proliferazione di fenomeni come il narcotraffico e il contrabbando.

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