Consumi in picchiata, soprattutto nel settore dei servizi ricreativi, alberghi, bar e ristoranti. Il calo generale è stato dell’8,1%, secondo i dati diffusi da Confcommercio. Numeri che segnano una brusca frenata “dopo la forte ripresa registrata nel terzo trimestre, periodo che si era peraltro chiuso con alcuni segnali di indebolimento”. A partire da ottobre, con l’impennata della curva dei contagi e il primo irrigidimento delle misure, “la situazione congiunturale ha conosciuto un rapido deterioramento” per molte filiere produttive con “l’interruzione del lento e faticoso processo di ritorno a una situazione meno emergenziale”, spiega Confcommercio.

“Il rallentamento, seppure diffuso, ha interessato in misura più immediata e significativa la filiera del turismo, dei servizi per il tempo libero ed i trasporti con riduzioni della domanda che si avvicinerebbero a quelle registrate a marzo”, si legge nella nota. Nel dettaglio, il crollo è stato del 73,2% nei servizi ricreativi, il 60% negli alberghi e il 38% per bar e ristoranti. “Il deterioramento del contesto economico, associato all’acuirsi del clima d’incertezza, ha determinato un rapido peggioramento del pil”, sottolinea Confcommercio.

E i dati non fanno presagire nulla di nuovo anche per il mese di novembre, con mezza Italia in lockdown: “Si stima una riduzione del 7,7% su ottobre e del 12,1% nel confronto annuo. Le dinamiche registrate negli ultimi due mesi, a meno di un eccezionale, ma improbabile, recupero a dicembre, portano a stimare preliminarmente una decrescita congiunturale del pil nel quarto trimestre superiore al 4%“, prevede l’associazione che rappresenta oltre 700mila imprese.

Una previsione che, secondo Confcommercio, non dovrebbe far deteriorare la “dinamica complessiva del pil per il 2020”, per il quale è stimato un calo tra il -9% e il -9,5%. Il merito sarebbe di “un terzo trimestre decisamente più favorevole rispetto alle stime”. Tuttavia, l’arresto della ripresa implicherebbe “un’entrata ben peggiore nel 2021, facendo svanire le più ottimistiche previsioni di rimbalzo statistico per l’anno prossimo”. Già nel mese di settembre, sempre secondo i dati di Confcommercio, “in linea con l’emergere dei primi segnali di una seconda ondata della pandemia in molti Paesi, il quadro congiunturale ha evidenziato i primi segnali di rallentamento”. La produzione industriale ha mostrato un “peggioramento congiunturale del 5,6%, al netto dei fattori stagionali, con una flessione del 5,2% su base annua”.

Gli occupati, pur risultando stabili in termini congiunturali, “hanno mostrato, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente una riduzione dell’1,7%”. “Considerando i provvedimenti susseguitisi nel mese di ottobre e le chiusure a macchia di leopardo iniziate ai primi di novembre, si stima – conclude Confcommercio – per il mese in corso un calo congiunturale del pil, al netto dei fattori stagionali, del 7,7%, dato che porterebbe ad una decrescita del 12,1% rispetto allo stesso mese del 2019″.

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