Il nuovo Covid hospital di Torino individuato dall’Unità di crisi della Regione Piemonte potrebbe essere a rischio. Si tratta di una struttura progettata da Riccardo Morandi – l’ingegnere che progettò il ponte di Genova – che non ha avuto manutenzioni recenti e che negli ultimi anni è stata utilizzata come parcheggio sotterraneo a breve distanza dal Po, quindi a rischio allagamento in caso di piogge abbondanti. Dal 20 novembre il Padiglione 5 di Torino Esposizioni diventerà un’area sanitaria Covid per pazienti a bassa intensità con 55 tensostrutture per un totale di 458 posti letto. Lo annunciato lunedì la Regione Piemonte, dopo le immagini di pazienti tenuti sulle barelle nei corridoi dell’ospedale di Rivoli e quelle delle brandine messe nella chiesa del “San Luigi” di Orbassano, simbolo dei ritardi con cui la giunta di Alberto Cirio ha affrontato la seconda ondata della pandemia. Ma uno studio del Politecnico di Torino del settembre 2019 ha messo in evidenza alcuni problemi della struttura.

L’ha rivelato il consigliere regionale Marco Grimaldi di Liberi, uguali e verdi. Secondo il documento, firmato da un professore associato e due ricercatori, la struttura realizzata nel 1959 presenta “fattori di vulnerabilità (…) sia dal punto di vista della durabilità degli elementi in calcestruzzo armato precompresso, sia dal punto di vista sismico”. Per questa ragione il consigliere dell’opposizione si chiede se la giunta guidata da Cirio sia a conoscenza dello studio e l’abbia preso in considerazione prima di mandarvi malati e personale sanitario. “L’opera – si legge nello studio – non è mai stata sottoposta ad una costante manutenzione che garantisca un’adeguata condizione di sicurezza”. Inoltre “l’ispezione delle travi del Padiglione V (…) ha rilevato che le iniezioni di malta all’interno delle guaine di alloggiamento dei cavi, fatte per proteggere l’acciaio di precompressione dalla corrosione e aumentarne la durabilità, non sono andate a buon fine”. Quindi i cavi di acciaio si sarebbero corrosi. Altri controlli hanno rivelato una struttura mai adeguata alle norme antisismiche.

A questi aspetti, inoltre, Grimaldi ne aggiunge altri altrettanto importanti: “In caso di bombe d’acqua, i parcheggi sotterranei si allagano subito. Come si fa a evacuare 458 pazienti? L’uscita di sicurezza, inoltre, dà sul retro e finisce in una discoteca abbandonata”. Per non parlare poi dell’aerazione e dei bagni. Giovedì mattina l’assessore regionale alla Salute, Luigi Icardi, ha confermato a Grimaldi di aver chiesto un approfondimento all’ingegnere a cui il Politecnico aveva commissionato lo studio. “I tecnici della Protezione civile e dell’Arpa sono al lavoro per fare le verifiche”, ha detto l’assessore a TorinoToday. “I lavori possono procedere secondo il cronoprogramma”, rispondono il commissario generale dell’Unità di Crisi Vincenzo Coccolo e l’assessore alla Protezione civile Marco Gabusi, secondo i quali l’autore dello studio ha chiarito alla Regione che l’area non presenta criticità. Non ci sarebbero problemi neanche in caso di terremoto o di alluvione: “Il pavimento del padiglione si trova infatti quattro metri più in alto rispetto ai livelli di piena eccezionali del fiume Po”, continuano Coccolo e Gabusi.

“Se tutti i dubbi dei medici e i rilievi di quello studio saranno fugati – conclude Grimaldi – non potremo che esserne felici, anche se continuiamo a credere, soprattutto dopo il sopralluogo di questa mattina, che mettere dei malati di Covid e il personale medico che dovrà seguirli all’interno di un parcheggio sotterraneo sia una soluzione ben poco dignitosa”.

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