C’è troppa, troppa ignoranza. Si può dire? Ah no?!?

Io credo invece che affermarlo sia necessario, senza ricami. Basta. È un’evidenza lampante, ma ancora sottesa per un garbo formale che non porta a nulla. Perfino nei salotti dove si argomenta dell’evento politico di oggi e dei prossimi 4 anni, lo pensano tutti, palese, ma non lo accenna nessuno.

Donald Trump supermacho è un maldestro negazionista, uno che appena dimesso dall’ospedale si sfilava la mascherina davanti ai fotografi. È quello delle iniezioni di disinfettante. Joe Biden al virus ci crede e ci costruisce fortune. Gli elettori del primo vanno ai seggi; quelli del secondo, più prudenti, hanno preferito in gran parte votare via posta. Così le sorti degli Stati Uniti, e del mondo che si tirano dietro, sono appese al credere o non credere al Covid. Allora diciamocelo, finalmente e chiaramente: negare il virus è un’espressione drammatica d’ignoranza.

Il fatto stesso di “credere” o meno, come se fosse una scelta, una fede, una tifoseria, è ignorante. Rifiutare evidenze scientifiche, pareri medici, testimonianze d’ogni tipo preferendo rintanarsi nell’idea che sia solo un’influenza, o peggio ancora una montatura hollywoodiana, è ignoranza. Che tutti paghiamo: più neghi o sottovaluti il virus, più non rispetti le regole, più riempi gli ospedali. Sillogismo rude, zeppo d’eccezioni e di gente coscienziosa che il virus se l’è preso da un amico o da un parente e non certo alla manifestazione nei no-mask, ma sillogismo difficile – questo sì – da negare.

Non è mai troppo tardi fu un programma televisivo Rai che negli anni ‘60 insegnò a leggere e a scrivere agli italiani che non ne erano capaci pur avendo superato l’età scolare. Funzionò: quasi un milione e mezzo di persone riuscì a impadronirsi della licenza elementare studiando alla tv.

Oggi, con internet, combattere l’analfabetismo funzionale e tutta l’ignoranza feroce che incatena questo Paese potrebbe essere più semplice, eppure proprio internet è il megafono e il radicamento del problema: è in rete che l’ignoranza si moltiplica virale; è in rete che si barrica in convinzioni fredde e salde come ferro, schiave di algoritmi che mostrano ciò che vuoi vedere, che confermano ciò che vuoi sentire.

Il risultato è che proprio sui social, sotto alle testimonianze di corpi intubati, ogni secondo si annidano centinaia di commenti farneticanti, sgrammaticati, pretenziosi. Meno sanno, più pretendono di affermare e decretare. Se non so nulla di medicina, se non saprei amministrare un condominio, è normale che abbia un’idea della situazione attuale ma evito di sputarla come sprezzante sentenza.

Il mondo va avanti anche senza sapere la mia. Invece sotto ogni santissimo post è un declamare di certezze acquisite con lode all’università della vita. Così la competenza diventa opzione (sgradita), così la democrazia diventa tirannia della maggioranza. Il mio è un discorso borioso? Potrebbe, ma è soprattutto un discorso esausto.

Fintanto infatti che il problema rimbalzava nella bolla della rete, pazienza. I no vax, i no 5G, Bill Gates padrone del mondo e le scie chimiche: pazienza. Chi ha buon senso ne sta alla larga e lascia fare. Ma ora, col virus, il danno dell’ignoranza è tragico, potenzialmente devastante.

Il peso di chi sminuisce, nega, se ne frega, lo paghiamo tutti. E allora quanto ancora dovremo sopportare tutta questa ignoranza? Quanto a lungo dobbiamo ancora assistere al regresso di milioni di italiani pensando che la cosa non ci riguardi? Dovremmo iniziare a smettere di fingere che non sia un problema, per di più capace di aggravare tutti gli altri.

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