Lo scenario 4 – che prevede il lockdown come misura estrema – ora dopo ora, contagio dopo contagio, sembra quasi un destino inevitabile. I dati dell’Istituto superiore di sanità fotografano una situazione “in rapido peggioramento”. C’è chi come l’epidemiologo Pierluigi Lopalco, ora assessore alla Sanità della Regione Puglia che ha deciso la chiusura delle scuole, ritiene che i lockdown “più sono precoci, più c’è la probabilità che siano di breve durata”. Ilfattoquotidiano.it ha chiesto al professore Fabrizio Pregliasco, specializzato in Igiene e Medicina Preventiva, cosa ne pensa.

Un lockdown immediato e precoce potrebbe accorciare i tempi stessi di una chiusura generalizzata?
“Credo che dovremmo darci il tempo, in questo weekend, di capire quelli che sono i risultati del monitoraggio che ci saranno su base nazionale e i dati sulle situazioni dei territori sicuramente più sensibili come possono essere Milano e la città metropolitana. L’attuale dpcm ha in qualche modo dato la svolta e posto l’attenzione al fatto che ognuno di noi deve essere proattivo nel ridurre quella quota di contatti non essenziali che sono in questo momento l’elemento di maggiore rischio. La quota di asintomatici facilita il mantenimento di questa catena di contagio e questo incremento. Vero è che c’è una certa pesantezza in molti pronti soccorsi dovuta in parte a richieste di persone che, non ricevendo la giusta attenzione sul territorio, per precauzione si riversano lì. Tutto questo appesantisce la situazione complessiva di incremento di richieste. Quindi senz’altro l’approccio è anche quello. Sicuramente quello che può essere un allarmismo porta a una richiesta ulteriore di assistenza. Verifichiamo i dati. È il momento di capire cosa fare, eventualmente immaginare chiusure sartoriali. Ma facciamolo con grande attenzione sulle conseguenze e le modalità con cui eseguirlo”.

Per chiusure sartoriali intende lockdown mirati per specifiche zone?
Sì. Ambiti in cui la situazione può essere più pesante.

E se questo weekend il trend dei contagi dovesse aumentare ulteriormente?
Si tratta di capire i parametri principali: l’impegno delle terapie intensive nei vari contesti, l’occupazione di posti letto. Valori che superino i target peraltro già individuati rispetto allo scattare della possibile fase 4. Quindi io vorrei, in questa fase, poter dire anche se è difficile di non cadere nell’allarmismo né nella minimalizzazione. Valutiamo i dati in modo oggettivo per poter prendere delle decisioni che possono essere ben comunicate attraverso una ponderazione.

In queste ore si è parlato di un lockdown per gli over 50. Cosa ne pensa?
È una ipotesi. Ma è chiaro che non è facile fare questo. Ci sono persone chiave in questa fascia d’età e non è facile creare delle bolle ma di sicuro le persone più anziane e più fragili devono essere molte attente.

Ma secondo lei è una buona idea?
Immaginerei su valori più elevati: cioè anziani (over 65) e grandi anziani (over 75). Arrivare a un lockdown così non è praticabile.

In molte famiglie ci sono anziani e grandi anziani. Come bisogna comportarsi?
Bisogna avere una grande attenzione. Naturalmente è facile dirlo se si vive in un attico, un po’ meno in una casa più piccola. Ci vuole molta attenzione all’igiene del bagno: un luogo sicuramente a rischio. Ma anche usare le mascherine e mangiare in momenti diversi.

I dati ci dicono che in una regione come la Lombardia c’è Milano con dati significativi ma c’è anche Bergamo con numeri molto inferiori.
Questo è l’effetto della prima ondata dove le indagini sierologiche avevano già evidenziato percentuali elevate di soggetti con immunoglobuline positive. All’epoca c’è stata una grande diffusione nei soggetti asintomatici che non sono stati screenati. Quindi lì c’è un’azione di relativa e maggiore protezione. Poi il ricordo è molto forte nei cittadini di ciò che è successo e ciò che potrebbe ancora succedere.

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