A luglio l’ospedale Papa Giovanni di Bergamo aveva festeggiato l’ultimo paziente in terapia intensiva. Ma già allora Luca Lorini, direttore del Dipartimento di Emergenza Urgenza e Area critica, aveva chiaro cosa sarebbe successo nei mesi a seguire: “In quell’occasione dissi che fino al vaccino avremmo dovuto convivere con il Covid e che questo ci avrebbe obbligato a mantenere le precauzioni, dalle mascherine all’evitare assembramenti”, ha raccontato in un’intervista al Corriere della Sera. La sua strategia per combattere anche la seconda ondata si basa su una scelta difficile: mettere in isolamento gli over 65. I contagi aumentano ma, spiega Lorini, i numeri non sono minimamente vicini a quelli di marzo: allora si facevano i tamponi “solo ad alcune categorie” e le persone che arrivavano in ospedale e avevano bisogno di terapia intensiva “erano 5-10 volte più di oggi”. Per questo il direttore si dichiara contrario al conteggio giornaliero dei casi, perché “va valutato l’andamento settimanale” per capire se la curva “si alza con lo stesso grado”. I dati che danno davvero il polso della situazione sono quelli dei morti e delle terapie intensive.

All’ospedale di Bergamo i pazienti in terapia intensiva sono saliti da sette a dieci, ma la situazione non è paragonabile a quella del lockdown, quando erano 100 al giorno. “I nuovi ricoverati hanno dai 45 agli 83 anni. Ora riusciamo a prendere i pazienti prima perché arrivano loro prima, autonomamente o in ambulanza”, spiega Lorini. “Ora abbiamo il vantaggio di vedere prima i pazienti. Teniamo poi conto che, su 9 che arrivano, 7 li rimandiamo a casa perché non hanno bisogno del ricovero”. Secondo il direttore, la vera seconda ondata non è ancora arrivata, ma ci sarà: “I numeri saliranno. Il mio suggerimento è tenere separate le persone fragili dalle altre: bisogna isolare gli over 65 anni. Non dico chiudersi in casa, ma per esempio uscire per una passeggiata sì, andare al supermercato no”. Bisogna ricordare, dice Lorini, che su “36mila morti della prima ondata, 33mila erano anziani. Se fossimo stati capaci di proteggere questa generazione, non avremmo avuto tutti questi morti”.

Se si proteggono gli anziani, con i giovani che spesso si contagiano senza saperlo, “quindi salvo eccezioni ora non sono una preoccupazione”, resta “una fetta di popolazione che posso gestire bene”. In questo modo, spiega Lorini, se arriva un 45enne che deve essere intubato, può rimanere in terapia intensiva una settimana, passare in sub-intensiva e dopo una settimana tornare a casa, ovviamente “al netto delle eccezioni e a meno che la curva dei casi non impenni”. Una nuova ondata “dal punto di vista psicologico non vorrei affrontarla mai, ma noi siamo qui”, conclude Lorini. “Per me curare una polmonite da aspergillo o da Covid è la stessa cosa, il punto è un altro: se devo riconvertire l’ospedale, si bloccano le altre attività“.

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