“Gli ultimi dati epidemiologici che abbiamo analizzato non ci possono lasciare indifferenti“. Giuseppe Conte è partito dai dati per spiegare agli italiani, all’ora di pranzo di domenica 25 ottobre, il perché il governo ha dovuto elaborare nuove misure restrittive per far fronte alla pandemia di Coronavirus e perché lo ha dovuto fare solo sette giorni dopo l’ultimo dpcm. Il provvedimento è stato firmato nella notte, nonostante le resistenze delle Regioni, e segna l’inizio di una nuova fase per il Paese: non sarà un lockdown totale, ma una parziale chiusura per ridurre al minimo spostamenti e occasioni di assembramento. “L’analisi dei dati segnala una rapida crescita con la conseguenza che lo stress sul sistema sanitario nazionale ha raggiunto livelli preoccupanti”, ha detto il presidente del Consiglio. “L’indice Rt del contagio ha raggiunto la soglia critica di 1.5. Dobbiamo fare il possibile per proteggere salute ed economia. Di qui la necessità di misure più restrittive, che entreranno in vigore questa sera fino al 24 novembre”. A spingere il governo a muoversi in questa direzione sono stati appunto i numeri dei contagi che, solo ieri, hanno toccato quota 20mila in 24 ore con 151 morti. Numeri che, se letti nel quadro europeo e mondiale, confermano una seconda ondata di coronavirus e la necessità di intervenire il prima possibile.

“L’obiettivo è chiaro”, ha spiegato il premier parlando agli italiani, “vogliamo tenere sotto controllo la curva epidemiologica perché solo così riusciremo a gestire la pandemia senza rimanerne sopraffatti. Ma questo significa offrire risposta efficiente e cure adeguate a tutti i cittadini e scongiurare lockdown generalizzato, il Paese non può più permetterselo”. Tra tutte le misure, come prima cosa Conte si è soffermato su “la chiusura di teatri, sale concerto e cinema”, una scelta che è già stata contestata da più parti: “E’ stata una decisione particolarmente difficile, tra le altre”. Sette giorni fa il governo aveva scelto di prendere tempo, delegando piuttosto a sindaci e Regioni gli interventi per la chiusura di strade e piazze e istituendo solo la chiusura dei locali per le 24 (poi anticipata da vari presidenti di Regione). Tra le ipotesi trapelate negli ultimi giorni c’era anche quella di un coprifuoco anticipato, ma la scelta finale è stata per decidere la chiusura di bar e ristoranti alle 18 e semplicemente sconsigliare i movimenti: “Non abbiamo introdotto il coprifuoco”, ha spiegato Conte oggi, “non è una parola che amiamo ma raccomandiamo di muoversi solo per motivi di lavoro, salute studio e necessità. E di non ricevere a casa persone che non siano del nucleo familiare“.

Gli aiuti economici – Conte ha quindi assicurato che il governo ha previsto aiuti e sostegni per chi sarà maggiormente colpito dalle chiusure. Per questo ci sarà la conferma della cassa integrazione, è stata stanziata una ulteriore mensilità del reddito di emergenza e saranno introdotte misure di sostegno alla filiera agroalimentare che sarà colpita dalla chiusura dei ristoranti. “I ristori arriveranno direttamente sul conto corrente dei diretti interessati con bonifico bancario dell’Agenzia delle Entrate“, ha ribadito il premier. “Arriveranno nuovi contributi a fondo perduto. Ci sarà un credito d’imposta per gli affitti commerciali per i mesi di ottobre e novembre. Verrà cancellata la seconda rata Imu dovuta entro il 16 dicembre. Viene inoltre confermata la cassa integrazione, offerta una nuova indennità mensile una tantum per stagionali del turismo, spettacolo e lavoro intermittenti del mondo dello sport, un’ulteriore mensilità del reddito di emergenza e misure di sostegno della filiera agroalimentare”. E gli indennizzi, ha assicurato, “sono già pronti” e “sono tutti aggiuntivi a quelli già in vigore”: “Confidiamo di andare in Gazzetta Ufficiale già martedì. Vediamo se il Cdm sarà lunedì o martedì”. Nonostante ciò, ha detto: “I conti della Nadef al momento direi che non vengono alterati. Non c’è necessità di alterare il quadro di finanza pubblica già approvato dal Parlamento. Se riusciremo a tenere la curva sotto controllo non vedo prospettive di fare nuovi scostamenti”.

“Mi rendo conto dei sacrifici che chiediamo a tante categorie” – Il premier ha riconosciuto che questo è l’ennesimo sacrificio che viene chiesto agli italiani: “Nel Paese c’è molta stanchezza”, ha detto. “La pandemia prova rabbia e frustrazione. Mi rendo conto dei sacrifici che chiediamo a tante categorie”. Ma, ha concluso, “l’Italia è un grande Paese, l’abbiamo dimostrato la scorsa primavera, ce l’abbiamo fatta nella prima fase e ce la faremo anche adesso. Riusciremo così ad affrontare dicembre e le festività natalizie con maggiore serenità”. Proprio il preservare il periodo Natalizio, anche sotto il punto di vista dei consumi, è uno degli obiettivi dell’esecutivo. E, alla domanda se le misure messe in campo saranno necessarie, Conte ha replicato: “Spero di sì, ma certo non è che a Natale, anche se arriveranno le prime dosi dei vaccini, potremo tutti abbracciarci e fare feste e festicciole. Ma l’importante è arrivarci sereni”. Proprio a proposito dell’arrivo che entro fine anno arrivino dosi di vaccini, Conte ha confermato la previsione: “La commissione europea ha stipulato contratti che prevedono già a dicembre le prime dosi di vaccini, se questi impegni saranno confermati potremo intervenire subito per distribuire i vaccini alle categorie più fragili e agli operatori sanitari che sono esposti al pericolo”.

“Scontri nel governo? Se non stringiamo difficilmente potremmo venire a capo di novembre” – Al nuovo dpcm il governo è arrivato dopo un intenso confronto interno, diviso tra chi (come i dem) chiedevano interventi duri e chi sul fronte opposto (come Italia viva) ha frenato fino all’ultimo. “Questo governo, pur nella varietà di sensibilità e posizioni, ha un obiettivo ben chiaro”, ha detto oggi Conte rispondendo alle domande, “e queste misure delineano un quadro chiaro: non vogliamo penalizzare direttamente il tessuto produttivo ed economico, ma nello stesso tempo se non stringiamo quelle misure difficilmente potremmo venirne a capo in questo mese novembre. Noi confidiamo che a novembre soffriremo un poco, ma poi torneremo a respirare. L’ho sempre detto, faremo tutto il necessario per tenere sotto controllo la curva epidemiologica, con adeguatezza e proporzionalità”. E, proprio come ha detto all’inizio del suo discorso, Conte ha parlato dei numeri che hanno convinto il governo a intervenire: “Io e il ministro della Salute abbiamo avuto un lungo confronto con il professor Brusaferro e l’interpretazione dei dati ci ha consigliato di intervenire. Non dobbiamo solo vedere il numero dei decessi ma dobbiamo anche vedere lo stress delle strutture ospedaliere e sanitarie. E’ anche questa una delle motivazioni che ci ha spinto ad agire in modo più risoluto con questo dpcm. Stiamo lavorando tanto per continuare a rafforzare la resilienza del nostro Ssn e sicuramente integrare in questa strategia e coinvolgere a pieno titolo i medici di famiglia rientra nei nostri obiettivi. Lo sono già ma possono essere ancora poi coinvolti nei compiti che ci aspettano”.

Infine, il premier ha specificato che il nuovo dpcm non esclude che alcune Regioni possano decidere misure più restrittive: “I dati che stiamo esaminando dicono che la pandemia sta correndo in maniera uniforme e critica in tutta Italia. Di qui l’intervento del governo a ridefinire quadro di misure restrittive. E potremo già nei prossimi giorni lasciare alle regioni di concordare con noi misure più restrittive”. Questo potrebbe essere il caso della Campania, il cui presidente venerdì scorso aveva annunciato un lockdown totale, salvo poi fare marcia indietro anche alla luce delle proteste a Napoli nella prima notte di coprifuoco. E proprio sulle contestazioni è stato interpellato anche il presidente del Consiglio: “Le proteste ci sono e ci mancherebbe: se fossi dall’altra parte anche io proverei rabbia contro misure del governo, anche se direi di aspettare e vedere il sostegno economico che sarà cospicuo“. Ma bisogna stare attenti “perché non dobbiamo offrire ai professionisti della protesta e dei disordini sociali di avere spazio”.

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