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Da medico in pensione ad anestesista volontaria: Mattarella premia Monica Bettoni per l’impegno civile durante la pandemia

Medico con tre specialità, ex senatrice, ex sottosegretaria di Stato alla Salute ed ex direttrice generale dell’Istituto superiore della sanità: a 70 anni ha prestato servizio in un reparto Covid dell’ospedale di Vaio, nel comune di Fidenza
Da medico in pensione ad anestesista volontaria: Mattarella premia Monica Bettoni per l’impegno civile durante la pandemia
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Medico con tre specialità in medicina interna, anestesista e rianimatrice, cardiologa. Ma anche ex senatrice, sottosegretaria di Stato alla Salute ed ex direttrice generale dell’Istituto superiore della sanità. È il curriculum di Monica Bettoni, 70 anni di Arezzo, oggi pensionata. Durante l’emergenza sanitaria, quando di anni ne aveva 69 ma era già a riposo, ha risposto alla chiamata della Protezione civile per fare il medico volontario anti-Covid a Fidenza. Per questo oggi verrà premiata dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che consegnerà al Quirinale le onorificenze al merito della Repubblica italiana.

Sono state conferite il 3 giugno scorso a cittadini con diverse occupazioni, ma che si sono tutti particolarmente distinti nel servizio alla comunità durante l’emergenza del coronavirus: un riconoscimento ai singoli, che vuole rappresentare “l’impegno corale di tanti nostri concittadini nel nome della solidarietà e dei valori costituzionali“, spiega la presidenza della Repubblica.

“Non mi pare di aver fatto nulla di eroico: semplicemente mi sembrava di fare il mio dovere“, ha detto Bettoni. “Ho risposto all’appello e sono partita – racconta – prestando servizio per tre settimane in un reparto Covid dell’ospedale di Vaio, nel comune di Fidenza (Parma)“. Le preoccupazioni per il rischio di contagio c’erano: “Ho una figlia che fa il medico per il Servizio sanitario nazionale e ha sempre continuato a lavorare – dice l’ex senatrice – C’era anche un po’ di preoccupazione per me, ma non tale da spingermi a non agire. Anzi, pensavo fosse fondamentale non lasciare soli i colleghi in prima linea”.

Era un momento particolare, ricorda Bettoni: “Non tutti gli alberghi accettavano i medici impegnati nei reparti Covid, curavamo i malati con le prime conoscenze che c’erano, e lo scenario era molto diverso da quello di adesso. Non voglio farmi passare per una super esperta – si schernisce – registro solo che la situazione è diversa da quella della prima emergenza, quando l’afflusso dei malati nei territori colpiti era massiccio e difficile da sostenere. Spero si mantenga tale”.

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