Il Team Liquid è indiscutibilmente una delle organizzazioni esports più seguite e di successo al mondo, presente fin dal 2000 quando i videogiochi competitivi nel mondo occidentale erano ancora a livello embrionale, mentre in Corea del Sud avevano appena iniziato a diventare mainstream. Fondata in Olanda e divenuta famosa nei primi anni principalmente su Starcraft, l’organizzazione si è evoluta nel primo decennio del duemila diventano a tutti gli effetti una multigaming: presente su più titoli competitivi, singoli e di squadra, il corrispettivo di una polisportiva tradizionale. Il Team Liquid al momento conta più di 100 atleti su 18 diversi titoli esports: da Dota2 a League of Legends, da CS:GO al nuovissimo Valorant, da Rocket League al fenomeno Fortnite. Nella scena competitiva occidentale è universalmente riconosciuta come tra le più vincenti e tra le organizzazioni che vantano il più alto numero di fan. Giusto per citare alcuni esempi il team di League of Legends ha conquistato quattro titoli consecutivi tra 2018 e 2019 nell’LCS nordamericana, senza dimenticare il secondo posto al Mid-Season Invitational; la squadra di CS:GO si è invece aggiudicata lo scorso anno il Grande Slam, vincendo nell’arco di un anno tutti i tornei targati Intel.

Una vera e propria eccellenza internazionale che oggi annuncia l’apertura di una nuova sede, dopo quelle di San Paolo in Brasile e di Los Angeles in California, a Utrecht, nei Paesi Bassi, tornando nel luogo in cui tutto è nato. Come molte altre organizzazioni hanno fatto, anche in Italia, il concetto di gaming house si è evoluto in quella che oggi è chiamata “facility”: una struttura dedicata al benessere fisico e mentale dei giocatori, oltre che all’avanguardia in termini di hardware per gli allenamenti dei propri giocatori. Una sorta di centro sportivo tecnologicamente avanzano per soddisfare le esigenze dei propri atleti esports. Non è un caso che la città scelta per la Alienware Training Facility, realizzata con li supporto della divisione di Dell dedicata al gaming competitivo, con cui il Team Liquid ha festeggiato i dieci anni dall’inizio della partnership, sia stata Utrecht: una vibrante città universitaria centro tecnologico e innovativo dei Paesi Bassi.

Il trofeo del The International, il più importante campionato di Dota2, vinto dal Team Liquid nel 2017

1060 metri quadri di struttura dedicata non solo ai proprio giocatori ma anche allo staff e ai vari content creator e influencer legati al Team Liquid. Progettata fin dall’inizio come un ambiente salutare e sostenibile, con uno spazio dedicato anche alla propria community, la Alienware Training Facility vanta, oltre il materiale tecnologico targato Dell e Alienware con 25 Aurora R11, PC da gaming top di gamma, anche una sala con 120 posti per i viewing party con i tifosi, uno chef a tempo pieno, un sistema intelligente di luci e azzeramento dei suoni, nonché materiali basati sul concetto di bio e di riciclo.

Tra i responsabili dell’organizzazione, nonché una delle storiche figure a capo dei Team Liquid, troviamo Steve Arhancet, Co-CEO. Lo abbiamo raggiunto e intervistato per comprendere, prima di tutto, come mai il Team Liquid ha deciso di “tornare a casa”, considerato che la prima struttura proprietaria fu inaugurata a Los Angeles, negli Stati Uniti, nonostante l’identita originaria europea.

Non parlerei della nuova Alienware Training Facility di Utrecht come un ritorno a casa: tecnicamente non abbiamo mai lasciato l’Europa. Abbiamo mantenuto la nostra natura europea per anni con i nostri team di Dota2 e Starcraft 2, entrambi guidati dal nostro co-CEO Victor Goossens, insieme a uno staff cresciuto sia qualitativamente che numericamente. L’apertura della nuova facility rappresenta non solo l’opportunità per dare spessore ai risultati già raggiunti ma anche nell’ottica futura di proseguire su tale strada. Ora che le nostre porte sono aperte, il Team Liquid si presenta come l’unica organizzazione ad avere due strutture di alto livello su due continenti: un dato che ci rende orgogliosi.

Una delle sale d’allenamento dei giocatori del Team Liquid.

Da quando hai sposato la causa del Team Liquid l’organizzazione è cresciuta esponenzialmente anche in termini di risultati. Come pensi che la nuova struttura possa aiutare i giocatori a migliorarsi ancora di più?
Fondamentalmente l’Alienware Training Facility in Utrecht è stata progettata per supportare la ricerca della nostra grandezza competitiva, mantenendo però l’attenzione sulla salute e il benessere dei giocatori. Abbiamo compreso con la nostra esperienza che senza una cura eccellente dei nostri giocatori non possiamo aspettarci risultati eccellenti. Abbiamo inserito uno chef a tempo pienoi, una palestra e postazioni ergonomiche per assicurarci che i giocatori e il team abbiano le migliori opportunità per avere successo. Motivo per cui abbiamo anche inserito dettagli mirati a far socializzare i vari team e giocatori al di fuori del gaming: un tavolo da ping pong, console, un calcio balilla personalizzato Team Liquid e un cabinato arcade. Ovviamente si socializza anche a tavola nell’ampia sala per pranzi e cene.

In che modo l’Alienware Training Faciliy è una struttura “sostenibile”?
Abbiamo voluto dare un segnale anche in tal senso lavorando con degl architetti locali che hanno creato un edificio progettato sul ‘green design’, usando 100% vetro ricilato, un sistema di luci intelligente mirato alla massima efficienza possibile e al risparmio energetico, un ‘muro vivente’, ovvero una pianta nella sala lounge per il riciclo del diossido di carbonio e un efficiente sistema di condizionamento dell’aria.

Da non sottovalutare però il periodo difficile causato dal Covid-19: è stato complicato realizzare e inaugurare una nuova facility durante l’emergenza pandemica?
Aprire una nuova facility nel mezzo di una pandemia è stata una sfida inaspettata, ma non insormontabile. Ci assicuriamo sempre che i nostri team seguano i rigidi protocolli sanitari per limitare l’esposizione al virus: non avremmo mai consentito a nessuno di entrare se non fossimo stati convinti della loro incolumità. In entrambe le facility diamo la priorità all’ingresso dei giocatori prima che dello staff, operiamo il controllo della temperatura e obblighiamo alla quarantena dopo i viaggi, oltre ad aver rilasciato delle linee guida. La facility di Utrecht ci da spazio per crescere anche in tal senso, assicurando persino il distanziamento sociale tra le persone. La salute e la sicurezza dei nostri giocatori e del nostro staff rimangono la priorità. Obiettivo che possiamo raggiungere competendo comodamente da Utrecht: molti dei nostri giocatori stanno disputando diversi tornei tranquillamente dalla facility grazie alla linea fibra internet dedicata da 10 giga portata da Dell Technologies.

Quali sono le differenze tra una facility esports e un centro sportivo?
Immagino in realtà molti punti di contatto tra le due strutture. Entrambe si concentrano sugli allenamenti degli atleti, su un’alimentazione sana e sullo studio strategico delle partite. Una delle principali differenze che vedo è che gli esports includono anche le dirette streaming dedicata alla community dell’organizzazione o del singolo giocatore, una sorta di arena digitale che alla maggior parte dei club sportivi oggi manca, impedendogli di raggiungere un determinato tipo di pubblico.

Dove vedi i Team Liquid tra dieci anni?
Sono incredibilmente ottimista per il Team Liquid. Sono convinto che conserveremo la nostra posizione dominante nel settore esports, costruiremo relazioni più solide con gli altri soggetti e presenteremo iniziative con i nostri partner. Con l’obiettivo finale di espandere il nostro brand verso un nuovo pubblico su più mercati. L’esports è qui per restare e siamo orgogliosi di far parte di questo sempre più crescente ecosistema: con la speranza di ottenere sempre più trofei.

Il Team Liquid vanta anche una partnership con la Marvel come brand sulle maglie dei giocatori dell’LCS di League of Legends.

Ma come si vive in una facility? Lo abbiamo chiesto a Jack “Speed” Packwood-Clarke, classe 2001 e giocatore dei Team Liquid per la sezione di Rocket League, uno dei titoli più in crescita negli ultimi due anni: videogioco che sarebbe stato presente anche al torneo pre-olimpico di Tokyo 2020 presentato da Intel. Una curiosità: tra i suoi compagni di squadra (si gioca tre contro tre) si trova un italiano, Francesco “Kuxir97” Cinquemani, già campione del mondo nel 2016.

Come ci si sente ad andare a vivere in una facility esports? Perché è importante per un giocatore allenarsi dal vivo con i suoi compagni di squadra quando potrebbe farlo comodamente online?
Dopo essere stati qui per un po’ ci si sente esattamente come a casa. Il vantaggio principale riguarda le conversazioni e le discussioni che dal vivo possono essere affrontate molto più facilmente, faccia a faccia. Incontrandosi e parlandosi ogni giorno permette di costruire una sinergia migliore con i proprio compagni, aumentando il morale del team. Non solo perché ci si allena gomito a gomito ma anche perché si trascorre tanto tempo libero insieme con attività diverse dal consueto allenamento.

Come ha aiutato il Team Liquid i proprio giocatori durante la pandemia per rimanere in sicurezza?
La facility è incredibilmente pulita e sanificata. Ognuno viene costantemente testato e c’è solo un numero limitato di persone che ha il permesso di entrare. Possiamo realmente sentirci sicuri.

Un’ultima curiosità per i vostri tifosi italiani: com’è giocare con Kuxir97?
Ammetto che ci sono tantissimi caffé coinvolti in questa risposta [ride]. È il mio miglior compagno di squadra di sempre e uno dei miei migliori amici al tempo stesso: Rocket League ci ha davvero uniti in tal senso. Amo giocare con lui: è indubbiamente il migliore tiratore del gioco.

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