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Nessun distanziamento, zero mascherine e almeno 10 contagiati: il Rose Garden della Casa Bianca è un nuovo focolaio di Covid

Abbracci e strette di mano potrebbero essere alla base della diffusione del virus tra i presenti. Dieci, al momento, le persone che hanno partecipato alla cerimonia di nomina della giudice Amy Coney Barrett alla Corte Suprema e risultate poi positive al virus
Nessun distanziamento, zero mascherine e almeno 10 contagiati: il Rose Garden della Casa Bianca è un nuovo focolaio di Covid
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Tutti seduti vicini, senza distanziamento né mascherine. Le immagini circolate il 26 settembre dal Rose Garden della Casa Bianca adesso preoccupano tutti i presenti dopo la positività del presidente americano Donald Trump e della First Lady Melania. Abbracci e strette di mano che potrebbero essere alla base della diffusione del virus tra i presenti. Dieci, al momento, le persone che hanno partecipato alla cerimonia di nomina della giudice Amy Coney Barrett alla Corte Suprema e risultate poi positive al virus. Numero che, se dovesse crescere ulteriormente, trasformerebbe il celebre giardino da dove i presidenti si rivolgono alla stampa e agli americani in un nuovo focolaio dentro alla Casa Bianca.

Oltre ai coniugi Trump, sono risultati positivi il senatore repubblicano dello Utah, Mike Lee, e il suo collega della Carolina del Nord, Thom Tillis. Presente alla cerimonia anche il presidente dell’Università di Notre Dame, il reverendo John Jenkins, risultato poi positivo ai test. Così come l’ex consigliera della Casa Bianca Kellyanne Conway che ha rassicurato: “I miei sintomi sono lievi (un raffreddore) – scrive su Twitter – ho cominciato la quarantena“. Nella mattinata italiana è poi diffusa la notizia che anche tre giornalisti accreditati alla Casa Bianca che hanno seguito gli ultimi eventi della campagna elettorale o gli impegni di Donal Trump, fra cui la presentazione della nuova giudice della Corte suprema, sono risultati positivi al tampone. Alla presentazione di Barrett, lo spazio riservato ai giornalisti era limitato, per cui si trovavano in una situazione di assembramento. Tra questi tre c’è il corrispondente del New York Times, Michael Shear. E un funzionario dell’Amministrazione che cura i rapporti con la stampa si è aggiunto alla lista.

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