Negli Stati Unita, quasi 20mila dipendenti di Amazon si sono ammalati di Covid-19 tra marzo e settembre scorsi. Lo ha fatto sapere la stessa società. Sono tanti? No, se si prendono per buoni i dati e si tiene conto del numero di dipendenti sono pochi. Nei magazzini del colosso dell’e-commerce e della sua controllata Whole Foods lavorano infatti quasi 1,4 milioni di persone. Non sono stati sottoposti a tampone i conducenti che consegnano le merci nelle abitazioni in quanto tecnicamente lavoratori esterni. Sono invece inclusi i dipendenti stagionali. Il test, naturalmente, nulla dice su luogo dove il virus è stato contratto che potrebbe essere anche fuori dall’azienda.

Secondo quanto scrive Amazon il dato è sensibilmente migliore delle attese e soprattutto evidenzia un tasso di contagio dell’1,44%. Se il tasso fosse stato quello medio della popolazione Usa (il gruppo utilizza per il confronto i dati della John Hopkins University) i malati avrebbero dovuto essere poco meno di 34mila, vale a dire il 42% in più di quelli effettivamente rilevati. In pratica, semplificando un po’, negli Usa, ci si ammalerebbe di più stando a casa che andando a lavorare negli stabilimenti del gruppo. La popolazione statunitense conta 331 milioni individui, i contagiati sono 7,5 milioni, il rapporti tra abitanti e contagi è al momento del 2,2%. (ma in Italia siamo intorno allo 0,5%). In alcuni specifici stabilimenti la situazione appare un po’ più preoccupante, in Minnesota.

Il colosso di Jeff Bezos nei mesi di lockdown non ha mai fermato le consegne. Da un lato assicurando gli approvvigionamenti di prodotti, dall’altro vedendo crescere i suoi ricavi di oltre il 40%. Per questa ragione era stato oggetto di critiche sul livello di sicurezza sanitaria dei dipendenti, sebbene avesse adottato misure di distanziamento, misurazione delle temperatura, igienizzazione degli ambienti. L’associazione di attivista a difesa dei diritti del lavoro Athena aveva ufficialmente chiesto un’indagine sulla situazione sanitaria all’interno dei magazzini. “Amazon sta permettendo al virus di diffondersi come un incendio” aveva affermato la direttrice Dania Rajendra. Con questi dati la società replica alle accuse e invita gli altri grandi gruppi statunitensi a rendere noti a loro volta i numeri sulla diffusione del virus. Al momento infatti sono in pochissimi a farlo. Amazon afferma anche che aumenterà ulteriormente i test sui dipendenti portandoli a 50mila tamponi al giorno entro novembre.

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