di Maurizio Becchia

Prendo spunto dalla recente vicenda di Italo ampiamente dibattuta e di Arenaways citata nel blog sostenitori. Nulla in contrario al libero mercato ed alla concorrenza, anzi; ma restando nell’ambito del trasporto su rotaia, che senso ha permettere al tuo concorrente di utilizzare le tue infrastrutture andando a sovraccaricare le linee ed esponendo tutti i convogli (che siano Fs o Italo non ha importanza quando si verifica il guasto) a ritardi e disservizi?

Il 2018 fu l’anno nero per i ritardi, come riporta Il Sole 24 ore. Il problema è abbastanza evidente: per ragioni di sicurezza (distanziamento dei treni) se il convoglio che precede ha un guasto o rallenta, rallentano tutti gli altri che lo seguono. Senza contare che l’aumento del traffico riduce il tempo a disposizione per le manutenzioni (Lodi e la furia di finire in tempo per il passaggio del primo convoglio, credo, siano un esempio eloquente).

L’Alta Velocità sta rallentando: sia per l’Av che per i treni regionali (Arenaways) non ha nessun senso immettere sulla stessa tratta più convogli perché ad ogni modo è il primo che fa l’andatura. Un guasto ad una motrice dell’Av provoca ritardi abissali a tutti i convogli che la seguono siano Frecciarossa o Italo, questo è un fatto incontestabile.

Aprire alla concorrenza avrebbe senso se Italo (o Arenaways) avesse le sue linee Av dedicate il che tuttavia è impossibile solo pensarlo per i tempi biblici (pensiamo solo al Tav Torino-Lione), per i costi che da noi sono sempre “inspiegabilmente” più alti (secondo la Corte dei Conti europea, Eca, ogni chilometro di linea Av/Ac realizzato finora, è costato in media 28 milioni di euro, contro i 13 dei tedeschi, i 15 dei francesi e i 14 degli spagnoli) e per le infrastrutture Av/Ac si ritrovano oggi gravate da elementi di negatività dovuti a scelte progettuali non solo “parziali, insufficienti, limitate, talvolta irrazionali, come la letteratura in materia ha sempre posto in evidenza” ma addirittura deliberatamente sbagliate.

Premesso ciò, bisogna chiedersi come mai, alla luce di tutte le criticità di traffico di cui sopra, si sia permesso ad una società come Italo di entrare nel mercato mentre ad Arenaways no. Misteri della fede.

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