“Entrare in un novero puramente ipotetico di candidati a un ruolo di civil servant (quale è quello di sindaco di Milano da almeno 25 anni) non credo possa essere considerato un illecito e, tra persone non malevole, neppure uno stigma”. Il presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia, Alessandro Galimberti, replica così ai colleghi del consiglio Lucia Bocchi, Francesco Caroprese, Fabio Cavalera, Roberto Di Sanzo e Rossella Verga che rappresentano la maggioranza del consiglio dell’Odg lombardo e in una nota hanno chiesto al presidente “di fare chiarezza” in merito a quanto riportato da Il Giorno sulla presunta disponibilità di Galimberti a scendere in campo con la Lega per l’ormai prossima corsa alla poltrona di sindaco di Milano.

Secondo i firmatari del documento la notizia riferita dal quotidiano del gruppo Riffeser di una “trattativa” tra il giornalista del Sole 24 Ore e il partito di Matteo Salvini, viene dopo “mesi che negli ambienti politici cittadini rimbalza la voce dell’intenzione del presidente Galimberti di candidarsi a sindaco”. Poi però “è successo qualcosa di più che impone una presa di posizione. Il Giorno svela una trattativa politica in corso che coinvolge il nostro presidente dell’Ordine e lo dichiara “pronto a scendere in campo” – sostengono i consiglieri dell’Ordine lombardo – A questo punto è necessario a nostro avviso che il presidente Galimberti faccia chiarezza affinché l’istituzione da lui guidata non venga trascinata nel teatro della politica, per lo più nell’imminenza delle scadenze elettorali, con grave danno anche di immagine”.

In pratica, i firmatari del documento chiedono alternativamente una smentita pubblica e immediata della notizia, in caso si tratti solo di voci. “Se invece la ricostruzione corrisponde al vero l’unica strada possibile è quella delle dimissioni. Non è accettabile che l’Ordine dei giornalisti, che lavora al servizio di tutti i colleghi, possa essere rappresentato nelle varie sedi da un presidente che sta giocando una personale partita elettorale per uno schieramento politico”, continuano Bocchi, Caroprese, Cavalera, Di Sanzo e Verga.

Ai quali Galimberti risponde spiegando che giovedì era stato contattato dal direttore del Giorno per un commento sulla notizia. “Gli ho risposto che non ne sapevo nulla, che rispetto a una settimana prima – identica chiamata – non era cambiato nulla e che certo non potevo diffidare il suo cronista dallo scrivere cose che sosteneva aver verificato in un ambito che io non frequento (la politica)”, è stata la replica. Non solo. Il presidente dell’Ordine lombardo rivendica il fatto che “non un atto di amministrazione dell’ente – e men che meno alcuno dei numerosi articoli che scrivo per il Sole e neppure una delle mie decine di apparizioni su network tv nazionali – ha mai offuscato l’immagine e la sostanza di indipendenza, professionalità, onestà ed etica che trasfondo nelle attività che svolgo”. Da qui alla conclusione il passo è breve: l’immagine “forse è stata apprezzata anche dalla società civile” e “il resto sono chiacchiere, malevole appunto, e diktat sempre più maleducati nel tono”.

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