Qualcuno dovrà assumersi la responsabilità di dirlo a chiare lettere. Il consiglio superiore della pubblica istruzione? Il ministro Lucia Azzolina? Un sottosegretario assalito da un empito di verità? O addirittura il presidente Giuseppe Conte che più volte ci ha stupito con ammissioni di lealtà durante il periodo del lockdown?

Era nell’aria e tra poche ore potrebbe essere ufficializzato nell’ordinanza che riguarda i cosiddetti alunni fragili. Per loro la scuola può rimanere a distanza. Incredibile, circa 200 giorni per decidere che nessuno degli alunni “fragili” può riprendere la scuola.

Eppure pochi giorni fa la Corte Europea dei diritti dell’uomo si è chiaramente pronunciata in una sentenza nella quale afferma il grave danno ad un alunno disabile italiano impossibilitato a seguire le lezioni a causa delle esigue risorse messe in campo dal sistema scolastico.

Non è la prima volta che accade di dover scomodare i piani alti della magistratura, lo ha per primo fatto la Corte Costituzionale italiana nel febbraio 2010 con la sentenza 80, e non sarà l’ultima purtroppo. Organici di sostegno inadeguati e insegnanti non specializzati sembrano essere un indispensabile corollario alla scuola italiana per gli oltre 275.000 alunni disabili.

Ora le conseguenze di una inadeguata programmazione per far fronte ad una emergenza drammatica come la pandemia da Covid sembrano offrire a questa classe politica un ulteriore opportunità per cancellare la scuola dell’inclusione.

Basterà assimilare nella definizione di alunni fragili immunodepressi ai disabili cognitivi gravi (circa il 50% del totale) e la soluzione sarà trovata. Tutti a casa dinanzi ad una tastiera a far finta di cimentarsi nella didattica a distanza. Eredi degni di Ponzio Pilato. Senza dignità.

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