Prima o poi. Prima o poi qualcuno dalle parti del ministero dell’istruzione troverà il coraggio. Prima o poi ci sarà un funzionario, un dirigente o addirittura un sottosegretario che troverà la forza di raccontare una verità nascosta da troppo tempo. Come tutte le verità il rischio è che, immediatamente dopo averla rivelata, qualcuno si sentirà sollevato e, come sempre accade in tali circostanze, molti diranno “io l’avevo detto.”

Una volta svelato il mistero qualcuno proverà, per poco – statene pur certi -, a minimizzare e ad avversare il catastrofista di turno. Un po’ di confusione, forse una interrogazione parlamentare e una manifestazione autoconvocata di qualche partito dell’opposizione rappresenterà il corollario dell’annuncio. Si sventolerà ai quattro venti il fallimento della scuola e poi…

Poi più niente, gli alunni disabili resteranno relegati nelle loro case, i più fortunati dietro ad una tastiera, gli altri dietro il nulla di una vita che si è progressivamente trasformata in un incubo. La verità alla quale faccio riferimento è che in questa condizione di incertezza la scuola per gli oltre 270.000 alunni disabili italiani non potrà cominciare.

Di certo non potrà cominciare per il 92% di quelli con un ritardo cognitivo. Di sicuro non potrà cominciare per il 50% degli alunni disabili che ha una condizione di gravità certificata. E’ una verità scomoda, dolorosamente scomoda ma terribilmente vera. Mascherine e distanziamento sono criteri giusti e obbligati in questo periodo ma non rappresentano la soluzione.

I nostri figli più fragili non potranno mai indossare una mascherina o essere impediti negli spostamenti e nelle relazioni con i loro compagni. Questa è la triste e scomoda verità. Ci sarebbero alternative? Sì, ma evidentemente più onerose e complesse.

Ora bisognerà solo aspettare che, in silenzio e lentamente, tutte le famiglie dei disabili scelgano di ritirare i propri figli dalla scuola. Lo faranno perché avranno legittimamente il timore che per i loro figli le disposizioni (?) non siano attuabili o perché avranno scoperto che relegare in una stanza da solo il proprio figlio non è scuola. Nemmeno ai tempi del Covid.

Nel frattempo al ministero gli ipocriti in silenzio continueranno a contare sul silenzio/rassegnazione delle famiglie. E a descrivere la straordinarietà della scuola dell’inclusione…

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