Cultura fascista o cultura dell’effimero? La guerra concettuale e “culturale” tra i Ferragnez (Fedez e consorte Chiara Ferragni) e Giorgia Meloni continua. Al centro la tragica vicenda dell’omicidio di Willy Monteiro, il 21enne di origine capoverdiana, ucciso a calci e pugni in una rissa a Colleferro nella notte del 6 settembre scorso, e per il quale sono stati fermati durante quella notte i fratelli Marco e Gabriele Bianchi, Francesco Belleggia e Mario Pincarelli.

Il 9 settembre era stata la celebre influencer milanese a postare una delle sue stories su Instagram scrivendo: “Due giorni fa è stato ucciso Willy Monteiro, italiano 21enne dalla pelle nera da un gruppi di quattro fasci che l’hanno ammazzato a calci – ha scritto la Ferragni uscendo un po’ dai suoi più posati standard social -. Il problema lo risolvi cambiando e cancellando la cultura fascista e sempre resistente in questo paese, non cancellando il mezzo tramite cui i fasci hanno fatto violenza. Il problema non lo risolvi nascondendolo sotto al tappeto, lo si risolve con la cultura e l’istruzione”. A seguire sul tema è intervenuta Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, intervistata su La Verità: “A me pare che sia colpa della cultura effimera – ha spiegato la Meloni riferendosi all’assenza totale di cultura nei colpevoli dell’omicidio – Gli assassini di Willy sono figli di chi, nei salotti buoni, propone come valore massimo l’obiettivo di comprarsi un paio di scarpe da 1000 euro”.

Infine l’affondo sui Ferragnez: “Mi chiedo solo come mai la Ferragni e Fedez non facciano una bella campagna contro la diffusione della cocaina tra i giovani”. Una chiamata in causa delle celebre coppia che questa volta ha portato Fedez ad un’ulteriore rilancio. Su Twitter ecco un cinguettio prettamente di confronto visivo tra due stralci di titoli di giornale sul web. Da un lato Fedez pubblica la frase “La Meloni provoca i Ferragnez: perché non fate una campagna contro la cocaina tra i giovani?” e ci piazza un “OK”; di fianco ecco un altro lancio di cronaca riferito ad un politico ferrarese di Fratelli d’Italia, “assessore comunale di FDI sorpreso dai carabinieri ad acquistare cocaina”, e un altro “OK”. Commento di Fedez: “È tutto bellissimo”. Infine, come segnalato dal sito di Repubblica ci ha pensato il senatore di Fdi, Giovanbattista Fazzolari, a non lasciare l’ultima parola al rapper: “Il duo social canoro Fedez-Ferragni torna oggi ad attaccare Giorgia Meloni con mistificazioni tipiche di chi è abituato a vivere di gossip e pettegolezzi”.

Fazzolari ritiene sia tutto un bisogno di apparire (“non si capisce se sia un disperato bisogno di visibilità, avendo forse finito le foto dei loro fondoschiena, o il preludio a un loro maggiore impegno in politica”), ironizzando sulle doti intellettive dei rappresentanti del Partito Democratico a cui vengono aggiunti i Ferragnez: “avranno legittimamente pensato che visto il livello medio dei comunicatori, degli intellettuali e dei politici di riferimento del governo pentapiddino anche loro possono giocarsi le loro carte e diventare punti di riferimento del panorama culturale della sinistra italiana”. Infine la stoccata: “Effettivamente non hanno tutti i torti. Suggerisco subito un convegno alla Festa dell’Unità: Da Gramsci a Fedez-Ferragni evoluzione della sinistra. Auguri”.

Nelle ultime ore però lo scontro Ferragnez versus area estrema destra italiana ha avuto un ulteriore capitolo. Il rapper battibecca su Twitter con Carlotta Chiaraluce, coordinatrice di CasaPound nel X Municipio di Roma. Alcuni giorni fa la Chiaraluce aveva twittato: “I quattro fasci picchiatori hanno dei profili social con foto in posa con il culo pizzo e storie Instagram in barca con la musica di Fedez. Cara Ferragni è evidente che l’humus non sia la cultura “fascistoide ma il vuoto culturale che la cultura da influencer ha creato”. Chiaraluce è tornata a punzecchiare i due nelle ultime ore rilanciando una foto della copertina di un libro di fumetti antifascista intitolato Quando c’era lvi, con Mussolini appeso a testa in giù. A Fedez e alla Ferragni che comprano questi fumetti di dubbio gusto faccio presente che “quando c’era lui” i giovani facevano servizio di leva obbligatorio. I programmai narcisisti che tanto schifa nel suo pippotto social sono figli del post ’68 antifascista”. Fedez chiude il nuovo fronte di scontro così: “Quindi cara Coordinatrice di Casapound ci sta dicendo che quando c’era LUI non vi erano modelli culturali sbagliati e di conseguenza si stava meglio? Attendo una risposta chiara e decisa come solo voi “fascisti del terzo millennio” (cito voi stessi, non me ne voglia) sapete fare”.

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