Nomadland è il Leone d’Oro di Venezia 77. Piefrancesco Favino vince la coppa Volpi come miglior attore e Vanessa Kirby come miglior attrice. È stata la presidente di giuria Cate Blanchett a consegnare i premi più importanti del primo festival internazionale di cinema in era Covid. Ha vinto così il film di Chloé Zhao che batte il mondo dispotico di Michel Franco in Nuevo Orden (Gran Premio della Giuria). Nomadland ha come protagonista assoluta Frances McDormand che già fulminò Venezia due anni fa con la sua interpretazione di Tre manifesti ad Ebbing. Qui la McDormand è ancora una volta personaggio borderline, ovvero Fern che ritrovatasi senza lavoro, affetti e spazio urbano dove vivere, carica il suo furgone e intraprende un viaggio tra aree di sosta e camper di mezza America. Assieme alla McDormand recitano David Strathairn, ma soprattutto veri nomadi con i loro van come il guru Bob Wells.

Zhao ha 38 anni, è di nazionalità cinese, ma da almeno vent’anni studia e lavora a Los Angeles. È al suo terzo film (in Italia è uscito The rider), ma soprattutto sarà la regista di un cinecomic Marvel attesissimo: Eternals. Non a caso questo Nomadland, non proprio un titolo da saltare sulla sedia, ha una produzione indipendente ma è distribuito da Searchlight Studios che è una consociata di Disney Company e 20th Century Studios.

Il film di Chloe Zao – il primo visto dai giurati e l’ultimo visto dagli accreditati – ha messo in fila seri candidati al Leone come Cari Compagni! del russo Andrei Konchalovskj (Premio speciale della giuria) e The disciple dell’indiano Chaitanya Taimane (Osella per la sceneggiatura): il primo appartenente ad una categoria di cinema formalmente tradizionalista ma di rara perfezione drammaturgica e racconta le vicende di una funzionaria del partito comunista russo nel 1963 travolta dalla ribellione degli operai che lavorano nella sua città e dalla successiva repressione militare; il secondo vera sorpresa totalmente indie di Venezia 77 con al centro la storia di un musicista classico indiano che anela a raggiungere l’impossibile vetta della perfezione musicale nell’era dei talent. Taimane, tra l’altro, è stato assistente di Alfonso Cuaron sul set di Roma. Cuaron ha poi così prodotto proprio The disciple.

La Coppa Volpi come miglior attore va a Pierfrancesco Favino per la sua interpretazione in Padrenostro. Nel film autobiografico diretto da Claudio Noce, Favino è Alfonso ovvero il vicequestore Alfonso Noce vittima di un attentato terroristico nel 1976 sotto casa sua a Roma. Performance come sempre intensa, misurata, attenta quella di Favino, qui meno in scena del solito rispetto alle sue storiche interpretazioni (si veda Hammamet di Amelio), basette imbiancate, viso tiratissimo, pure ferito seriamente sul selciato, ma soprattutto punto di riferimento paterno sfuggente per il piccolo Valerio (Mattia Garaci). Meritatissima anche la Coppa Volpi per Vanessa Kirby, autentica colonna di Pieces of a woman, il film di Kornel Mundruczo, dove interpreta una donna che perde il bambino pochi minuti dopo il parto in casa e intraprende un lungo percorso di ritorno alla vita dopo il tragico lutto. Kirby, qui a dire il vero leggermente tamarra anche se figlia di una ricchissima signora di Boston (con lei in scena le fa da compagno Shia LaBeouf, operaio volgaraccio in pantaloncini corti, ciabatte e pene a ballonzolare sul divano), carica su di sé l’onore di una macchina da presa che alla Cassavetes la segue, la pedina, la coglie in incantevoli e appassionati profili e tre quarti per tutto il film.

A premio vanno anche Kiyoshi Kurosawa (Leone d’argento per la regia) per il noir ambientato in Giappone negli anni ’40, La moglie di una spia, mentre il premio Mastroianni per il giovane emergente assegnato a Rohuholla Zhamani, protagonista dell’iraniano Khorshid non sembra proprio scelta ispiratissima, di fronte comunque ad una mancanza di concorrenti della fascia adolescente/bambino latitante in questa edizione del festival. Un’ultima notazione: spiace che Notturno di Gianfranco Rosi e Quo Vadis, Aida? di Jasmila Zbanic siano rimasti a bocca asciutta. Nella sezione Orizzonti Pietro Castellitto, regista, sceneggiatore e interpreta del suo primo film I predatori vince il premio per la miglio sceneggiatura. “Soltanto gli infami e i traditori sono bravi nei ringraziamenti – ha scherzato il figlio di Sergio e di mamma Margareth Mazzantini. “Ringrazio la mia famiglia che mi ha insegnato ad essere sincero con me stesso. Ringrazio il più grande artista al mondo Giorgio Montanini. Dedico il premio a tutti quelli che non la pensano come me, soltanto legittimando chi non la pensa come noi riusciremo ad avere un nuovo scontro culturale per uscire a creare nuovi simboli in grado di reinventare la modernità dobbiamo stare in competizione con la storia non con il nostro tempo”.

La lista dei premiati

Leone d’oro: Nomadland di Chloe Zhao – Usa
Gran Premio della Giuria (Leone d’argento): Michel Franco per Nuevo orden – Messico
Premio alla regia (Leone d’Argento): Kiyoshi Kurosawa per La moglie della spia – Giappone
Premio speciale della giuria: Cari compagni! di Andrei Konchalovskj – Russia

Coppa Volpi miglior attore: Piefrancesco Favino per Padrenostro -Italia
Coppa Volpi miglior attrice: Vanessa Kirby per Pieces of a woman – Canada/Ungheria
Osella per la miglior sceneggiatura: The Disciple di Chaitanya Taimane – India
Premio Marcello Mastroianni per il miglior attore emergente: Rohuholla Zhamani per Korshid (I figli del sole) – Iran

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