Si chiamava Javier Ordóñez, era avvocato, aveva 46 anni, e all’alba del 9 settembre è morto a Bogotà dopo essere stato aggredito da due agenti di polizia che lo hanno schiacciato, e colpito ripetutamente con scariche elettriche delle loro ‘taser’. La scena, divenuta virale sui social network, ha ricordato a tutti l’abuso delle forze dell’ordine che negli Usa ha portato alla morte George Floyd, anche se in questo caso la vittima non era nera ma di carnagione bianca.

Registrata da un passante con un cellulare, l’azione violenta degli agenti è incontestabile nella sua drammaticità: l’avvocato a terra che grida: ‘Per favore, basta, fermatevi’, gli agenti che continuano a colpirlo e ad usare le taser cercando di mettergli le manette, e la persona che filma il tutto che esorta i poliziotti a smetterla perché “vi ha chiesto perdono e dice che non ce la fa più!”.

Secondo suo zio Jaime Bermúdez, Ordóñez era uscito di casa ieri notte, dopo aver bevuto alcolici con un amico, per acquistare altre bevande. La polizia “senza dire una parola” lo ha aggredito e, come si vede nel video, lo ha condotto in un commissariato dove avrebbe ricevuto altre percosse. Ad un certo punto, l’uomo è stato portato in una clinica del quartiere dove è morto all’alba, a quanto sembra per i colpi e le scariche elettriche ricevuti.

In dichiarazioni a Radio Caracol, Bermúdez ha ripetuto le sue accuse sostenendo che “lui non ha aggredito la polizia, sono stati gli agenti ad aggredirlo”, osservando che “questa storia finirà nell’impunità come tutto qui” perché “viviamo in un clima di violenza terribile” e “non ci ammazzano i delinquenti ma gli agenti di polizia”. L’esistenza del video ha però scosso l’intero Paese per cui la Procura ha reso noto di aver “preso subito in mano il caso” al fine di “chiarire l’accaduto”.

Dopo la diffusione delle immagini a Bogotà sono scoppiate violente rivolte in segno di protesta contro la brutalità della polizia.

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