Sono scesi di nuovo in piazza sfidando la polizia, che in tenuta antisommossa ha usato spray e cartucce urticanti per disperderli. Sono 289 gli attivisti arrestati a Hong Kong, finiti in manette durante le proteste contro il rinvio di un anno delle elezioni del parlamentino locale, che avrebbero dovuto tenersi oggi. L’esecutivo guidato da Carrie Lam ha legato il posticipo del voto all’emergenza coronavirus, ma l’opposizione ha duramente criticato la decisione perché puntava a raccogliere un successo pieno, replicando l’esito delle elezioni distrettuali del 2019 sulla spinta del radicato sentimento anti-governativo, esacerbato anche dall’approvazione della nuova legge sulla sicurezza nazionale imposta da Pechino. Gli arresti sono stati eseguiti in prevalenza a Yau Ma Tei e a Mong Kok, aree calde delle proteste.

Le proteste – Centinaia di agenti hanno riempito il distretto di Kowloon: ad aderire alle proteste sono state diverse centinaia di persone, malgrado le forze dell’ordine avessero lanciato ieri un monito a non partecipare facendo proprio leva sulla nuova legge sulla sicurezza nazionale, già costata l’arresto ad almeno 22 persone dalla sua entrata in vigore del 30 giugno. Già nel pomeriggio, gli agenti hanno reagito agli slogan come “Ridatemi il mio voto!” e “poliziotti corrotti”. Nelle immagini trasmesse in diretta, anche sull’account Facebook della polizia, si è visto il fermo di tre noti attivisti pro democrazia: Leung Kwok-hung, Figo Chan e Raphael Wong.

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