Si sono presentati armati di bastoni, frecce e macete e imbrattati di vernice nera, in rappresentazione del loro dolore e spirito combattivo. Sono un centinaio di indigeni Kayapó Mekragnotire, del Brasile, che nella mattinata di lunedì 17 hanno bloccato per 24 ore l’autostrada BR-163, nel comune di Novo Progresso (Pará), al km 302. Una protesta “a tempo indeterminato” indetta per chiedere al governo di ricevere ulteriori aiuti per affrontare la pandemia da coronavirus, oltre ad esigere la fine della deforestazione (che quest’anno ha raggiunto un nuovo picco) e dell’invasione di taglialegna, minatori, pescatori e cacciatori e dell’estrazione illegale nelle loro riserve.

Il blocco, durato fino alle 11 del giorno dopo, ha causato oltre 15 chilometri di incolonnamento di di veicoli – per lo più camion – su un’autostrada che è il principale punto di passaggio per le rotte che trasportano grano ai porti di Miritituba e Santarém. Di tutta risposta, un giudice federale ha deciso la rimozione delle barricate e ha stipulato una multa giornaliera di 10mila reales se dovessero presentarsi altri disagi. Ora gli indigeni hanno concesso la ripresa del traffico, ma non hanno intenzione di lasciare la loro posizione e minacciano nuovi blocchi se non verranno ascoltate le loro richieste.

Oltre a maggiori aiuti per affrontare la pandemia, gli indigeni denunciano il ritardo nel rinnovo del BPA (Basic Environmental Plan), un fondo stipulato con il governo federale come ricambio per la concessione della licenza ambientale proprio per la costruzione dell’autostrada, la cui pavimentazione è stata completata all’inizio di quest’anno. “Per mantenere la foresta in piedi, abbiamo bisogno del rinnovo del BPA. È un diritto dei popoli indigeni” spiega Doto Takak-Ire, leader e portavoce dei territori indigeni di Mengkranoti. “Non paghiamo dipendenti da tre mesi e le risorse di cui disponiamo mantengono in funzione le basi di ispezione solo fino alla fine di agosto. A settembre dovremo chiudere le basi, e i taglialegna e i minatori sono già intorno al territorio, aspettando solo di entrare e distruggere”, ha aggiunto.

Inoltre, gli indigeni temono per la mancanza di ispezioni nella regioni nel periodo di massima siccità, che potrebbe provocare una ripresa degli incendi in una regione già martoriata da numerose devastazioni nel corso del 2019. Secondo i dati dell’Istituto nazionale per la ricerca spaziale (Inpe), infatti, intorno ai territori indigeni controllati dai Kayapó Mekragnotire, sono aumentate le zone a rischio del 197%, passando in un solo mese da 211 a 627. E adesso che inizia il periodo di maggiore allerta, fino a ottobre, il pericolo è alle porte.

“Tutti questi problemi hanno aggravato la situazione dei Kayapó, che hanno deciso, anche con la pandemia, di fare questo blocco. Lo abbiamo fatto per attirare l’attenzione del governo”, ha detto Doto, che ha aggiunto che la protesta del suo gruppo intende resistere fino a quando non sarà ascoltato dalla National Indian Foundation (Funai), dal National Department of Transport Infrastructure (Dnit) e dall’Istituto brasiliano per l’ambiente e le risorse rinnovabili (Ibama).

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