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La resistenza dei 13 marinai della Zeynalabdin Tagiyev: la nave è sequestrata da giugno, ma loro non scendono. “Avanziamo 8 stipendi”

L'armatore turco è in bancarotta e avrebbe accumulato un debito di 900 milioni di dollari, ma ha anche problemi giudiziari perché sospettato di aver partecipato al tentativo di golpe contro il presidente Recep Tayyip Erdogan nel 2016. I 13 a bordo non scendono aspettando 140mila di stipendi, ma si stanno esaurendo le scorte di cibo e il gasolio che permette di far funzionare i generatori e l'aria condizionata. Si muove anche l'Autorità portuale per sostenere una raccolta fondi
La resistenza dei 13 marinai della Zeynalabdin Tagiyev: la nave è sequestrata da giugno, ma loro non scendono. “Avanziamo 8 stipendi”
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Da gennaio non ricevono lo stipendio e dall’inizio di giugno sono costretti a vivere dentro una nave-cargo che è sottoposta a sequestro giudiziario, consumando progressivamente tutte le scorte di bordo. È drammatica la situazione che stanno vivendo 13 marittimi che si trovano a bordo della Zeynalabdin Tagiyev, che batte bandiera maltese ed è di proprietà della società turca Palmali Deniz Cilik. Il sequestro è stato ordinato dal Tribunale di Venezia dopo che la nave, partita da Temryuk in Russia, ha attraversato lo stretto di Kerch tra mare d’Azov e Mar Nero, ha poi toccato Istanbul e ha fatto lo stretto dei Dardanelli.

All’arrivo a Venezia il fermo del cargo, rimasto per un paio di mesi in rada davanti a Malamocco, con il rischio di intralciare la navigazione. Solo di recente è stato autorizzato il trasferimento fino a una banchina inutilizzata di Porto Marghera, nei pressi dello stabilimento Fincantieri, nel canale industriale Nord. L’equipaggio non vuole abbandonare la nave, considerando la presenza sulla Zeynalabdin Tagiyev l’unica garanzia per poter ricevere – chissà quando e chissà da chi – gli stipendi arretrati, che complessivamente arrivano a 140mila dollari. Ed è una situazione condivisa da quattro navi dello stesso armatore che si trovano a Oristano e Ravenna, oltre ad altre in giro per il mondo. Le scorte alimentari si stanno esaurendo e così anche la disponibilità di gasolio che consente di far funzionare i generatori e l’aria condizionata. Dovessero fermarsi, la temperatura all’interno diventerebbe torrida.

Per questo è partita una mobilitazione per raccogliere aiuti. L’Autorità del sistema portuale del mare Adriatico settentrionale (Adspmas) ha scritto a tutti i soggetti che operano nello scalo veneziano per avviare una raccolta di fondi. Due rappresentanti della Federazione Internazionale dei Lavoratori dei Trasporti (Itf) e dell’organizzazione Stella Maris’ Friends sono saliti a bordo per verificare le condizioni di vita dell’equipaggio. Non sono buone, sia da un punto di vista fisico che psicologico, anche perché gli uomini non vedono spiragli in questa vicenda. L’armatore turco è in bancarotta e avrebbe accumulato un debito di 900 milioni di dollari, ma ha anche problemi giudiziari perché sospettato di aver partecipato al tentativo di golpe contro il presidente Recep Tayyip Erdogan nel 2016.

Si è attivato anche il Comitato per il Welfare della Gente di Mare di Venezia, istituito per queste emergenze, che vanno affrontate da un punto di vista logistico, medico e amministrativo. Saranno fatti tentativi per convincere i marinai ad accettare il rimpatrio, lasciando poi la nave al suo destino con i creditori che ne hanno chiesto il sequestro. La Zeynalabdin Tagiyev porta il nome di un magnate e filantropo industriale dell’Azerbaijan, vissuto tra ‘800 e ‘900. Èuna nave lunga 140 metri, larga 17, ed è stata costruita nel 2006.

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