Certe storie di calcio, per poter parlare di calcio, devono partire da lontano. Per lontano si intende il 15 ottobre 2016 quando in un pub di Altsasu, un piccolo paesino della Navarra, scoppia una rissa tra due gruppi di ragazzi. Da un lato un gruppo di indipendentisti di sinistra, dall’altro due Guardia Civil in libera uscita con le fidanzate, quest’ultime non coinvolte nella colluttazione. La storia di quella sera finisce con i due poliziotti che le prendono sonoramente riportando uno un trauma psicologico, l’altro la rottura di tibia e perone, mentre gli echi di quella rissa si protrarranno fino all’ottobre del 2019 e oltre. È in quella data infatti che l’Audencia Nacional spagnola condanna il gruppo di ragazzi indipendentisti a pene che vanno dai 2 ai 13 anni per una rissa da bar; pene già di per sé completamente folli, se non fosse che l’accusa aveva chiesto un totale di 375 anni per gli 8 indipendentisti con pene che singolarmente andavano da 12 ai 62 anni con l’accusa di terrorismo e legami con Eta.

Da quel momento – e anche prima – nei Paesi Baschi si è attivata una rete di solidarietà che ha coinvolto centinaia di migliaia di persone tra manifestazioni oceaniche, messaggi di solidarietà e dichiarazioni pubbliche di personaggi istituzionali come il sindaco di Pamplona, che ha sottolineato come queste sentenze allontanino sempre più magistratura e polizia dalla cittadinanza. Se l’accusa di terrorismo è caduta infatti rimane comunque evidente che quella dell’ottobre del 2019 sia stata una sentenza politica dal momento che alla sbarra non c’era un comportamento particolarmente violento dei ragazzi in quella che è stata una normalissima rissa da bar (le indagini hanno evidenziato come nessuno dei poliziotti si sia fatto davvero male solo per la volontà dei ragazzi, non per capacità dei due di difendersi), ma semplicemente la professione dei due aggrediti.

Questo filo solidale è arrivato fino a Unai Etxebarria, 23enne di Getxo (piccolo paese in Biscaglia, una delle provincie della comunità autonoma basca) e terzo portiere del Granada, che ha indossato una t-shirt con la scritta “Etxera. Altsasukoak aske. Stop montajes policiales” (A casa. Liberi i ragazzi di Altsasu. Basta ai montaggi polizieschi) durante i festeggiamenti per la qualificazione alla prossima Europa League dei biancorossi. Il 23enne è subito finito nel mirino dei nazionalisti spagnoli con alla testa la portavoce di Vox – movimento di estrema destra – Macarena Olona, che lo ha accusato di apologia di delitto, lo ha classificato come “pro-etarra” (l’Eta è stata l’organizzazione armata marxista-leninista attiva nei Paesi Baschi fino al 2018) e si è augurata che il Granada prendesse a breve provvedimenti in merito, accontentata subito dal club che ha annunciato l’avvio di un procedimento disciplinare.

Ora, parlandoci chiaramente, che i nazionalisti più beceri e l’estrema destra vadano in escandescenze quando un calciatore esprime solidarietà a dei ragazzi indipendentisti di sinistra non ci sorprende per niente. Anzi, lo troviamo anche abbastanza legittimo. Quello del quale vogliamo parlare è come, in Spagna come in Italia come in tutto il mondo, le parole dei fascisti continuino ad avere un peso importante al posto di essere accantonate tra le pagine più vergognose della Storia. Questo forse perché formazioni neofasciste sono libere di presentarsi ad elezioni democratiche, come Vox in Spagna? Forse.

In chiusura ci piacerebbe fare due brevi parallelismi relativi a questa vicenda, ponendoci altrettante domande. Il primo parallelismo è quello tra la sentenza di Altsasu e quella di Pamplona del 2016, quando la violenza sessuale su di una ragazza da parte di un gruppo di 5 ragazzi – tra i quali un militare e una Guardia Civil – durante la festa di San Firmino era stato derubricato da “stupro” ad “abuso” perché la ragazza non aveva reagito, nonostante sia stata accertata la non consensualità. Forse la Spagna – esattamente come l’Italia – ha un problema a processare i suoi poliziotti?

L’altro parallelismo è quello tra Etxebarria e Roberto Soldado, attaccante compagno di squadra del portiere basco ed ex stella di Valencia e Tottenham, che ha ripetutamente sottolineato la sua vicinanza agli ambienti neofascisti di Vox, oltre ad aver mostrato la sua solidarietà ad un colonnello della Guardia Civil destituito per accuse di tortura nei Paesi Baschi e di repressione violenta in Catalunya. La seconda domanda viene naturale e suona bene o male così: forse per un calciatore fare politica è oggetto di sanzioni disciplinari solo quando si è di sinistra?

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