Un calo del Pil del 10,4% quest’anno e un recupero del 5,6% nel 2021. Mentre il rapporto debito/pil supererà il 160% per poi ridursi solo leggermente. Sono le nuove stime dell’Ufficio parlamentare di bilancio alla luce della eccezionale contrazione congiunturale del Pil nel secondo trimestre seguita alla battuta d’arresto dei primi tre mesi”. Secondo i modelli di previsione di breve periodo dell’authority indipendente sui conti pubblici, l’attività economica “tornerebbe a espandersi nella seconda metà dell’anno, ma con tempi e intensità che restano fortemente incerti”. La stima precedente, che risale ad aprile, dava il pil 2020 il calo del 7,8 per cento.

Il terzo trimestre “segnerebbe una svolta ciclica, ma il rimbalzo sarebbe parziale“. E nel 2021, l’attività economica risulterebbe in recupero, ma l’incremento del pil “non sarebbe sufficiente a riportare i livelli produttivi su valori prossimi a quelli registrati prima dell’inizio della pandemia”. Così il livello del prodotto lordo sarebbe “inferiore a quello del 2019 per circa cinque punti percentuali (anche in termini nominali)”.

Nella nota sulla congiuntura di agosto, l’Upb rileva che “pesano l’incertezza di famiglie e imprese e la cautela delle attese relative alle condizioni reddituali e di profitto, sebbene favorite dalle misure di politica economica già avviate nonché da quelle in via di definizione”. Gli indicatori disponibili sembrano confermare il recupero, dopo i minimi toccati in aprile, “sebbene in misura parziale e disomogenea tra i settori. Il consumo di gas per usi industriali in giugno è cresciuto per il secondo mese consecutivo, ma resta inferiore rispetto allo stesso mese del 2019 di quasi quindici punti percentuali, similmente ai consumi elettrici; le immatricolazioni di autovetture, dopo essersi quasi annullate durante il lockdown, hanno recuperato in maggio e giugno ma restano su livelli ancora lontani da quelli pre-pandemia (-23,1 per cento la variazione tendenziale in giugno)”.

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