Tonfo in Borsa per Eni, che ha perso più del 7% nel giorno della trimestrale. Per effetto del crollo dei prezzi del petrolio, il Cane a sei zampe ha chiuso infatti il secondo trimestre del 2020 con una perdita netta di 4,41 miliardi, per un totale di 7,34 miliardi di rosso nel primo semestre. Sempre nel primo semestre l’utile operativo adjusted è pari a 873 milioni ed è diminuito di 3,76 miliardi rispetto allo stesso periodo del 2019. Di conseguenza il gruppo ha tagliato di 4,7 miliardi gli investimenti previsti nel quadriennio 2020-2023 (a 27 miliardi di euro) e ha rivisto al ribasso la politica di remunerazione degli azionisti.

A fronte del “mutato contesto, della sua elevata volatilità e delle azioni messe in atto per fronteggiarne gli effetti”, il nuovo dividendo annuo sarà composto da un valore base fissato ora a 0,36 euro per azione, commisurato ad una media annua del Brent pari ad almeno 45 dollari/barile, e una componente variabile crescente al crescere del prezzo Brent. Il valore base del dividendo crescerà in funzione del grado di realizzazione della strategia di crescita del gruppo e sarà rivalutato ogni anno. Dal 2021 il dividendo base sarà pagato al 50% come acconto e al 50% come saldo, mentre la componente variabile crescente sarà integralmente pagata insieme all’acconto nell’anno in cui si realizzino le condizioni per la sua distribuzione, anche se anticipate.

Se applicata allo scenario Brent adottato da Eni, e senza assumere per il momento alcun incremento del valore del dividendo base, la nuova politica di remunerazione comporta per cassa la distribuzione di un dividendo di 0,55 euro per azione nel 2020, 0,47 nel 2021, 0,56 nel 2022 e 0,70 euro nel 2023. A febbraio la cedola del 2020 era invece prevista a 89 centesimi.

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