Uno degli aspetti che abbiamo imparato a conoscere meglio durante il lungo periodo di lockdown è il cosiddetto smartworking. Per necessità, infatti, molte persone abituate a lavorare in ufficio hanno avuto modo di sperimentare il lavoro da casa. Con risultati altalenanti, che dipendono da tante cose: preferenze personali, socialità, posto in cui si vive, abitudini. Alcuni hanno scoperto la libertà di adottare i propri ritmi, non essere costretti ad affrontare lunghe trasferte in mezzo al traffico o sui mezzi pubblici all’andata e al ritorno e di risparmiare in benzina, abbonamenti ai mezzi e vestiti. Ad altri invece manca la socialità del posto di lavoro o sentono di avere necessità di regole più rigide onde evitare di finire a non combinare nulla. Microsoft ha deciso di tracciare un quadro più ampio e oggettivo rispetto all’esperienza individuale e così ha svolto una vera e propria ricerca, i cui risultati sono stati pubblicati sull’Harvard Business Review.

Ebbene, al di là delle proprie preferenze soggettive per il lavoro in ufficio o da casa, ciò che emerge è che non tutto è perfetto. Molti infatti sono gli aspetti che possono andare facilmente fuori controllo, portando a una progressiva sovrapposizione tra gli spazi privati e quelli lavorativi, a scapito soprattutto dei primi. Anzitutto, anche se potrebbe non sembrare, per molti la giornata lavorativa si allunga anziché abbreviarsi. Stando a casa propria rilassati, si finisce infatti spesso per chiacchierare col proprio partner più del dovuto, o anche se si è single si finisce per lasciare spazio alle attività del quotidiano che in ufficio ovviamente non faremmo: fare una lavatrice, portare fuori il cane, uscire per fare un po’ di spesa, fare qualche telefonata personale o pagare una bolletta, insomma, le attività personali possono facilmente interferire con il tempo di lavoro, finendo per prolungare quest’ultimo.

Una certa rilassatezza domestica inoltre porta molti a non rispettare molto quelle che sono le pause canoniche, come il pranzo o la sera, in cui normalmente il lavoro è bandito. Le persone in smartworking invece, soprattutto se vivono da sole, tendono a prendersi micro pause durante l’intero arco della giornata lavorativa e quindi, forse per recuperare il tempo perduto, finiscono magari per pranzare o cenare (o entrambi) davanti al display.

Il risultato è che ci si riposa meno. Perché se è vero che si fanno molte più pause, è altrettanto vero che si ha anche la percezione di un lavoro che non finisce mai. Inoltre, chi ha funzioni dirigenziali ha fatto registrare un aumento del 115% di messaggi attraverso programmi di instant messaging rispetto al periodo pre-lockdown, mentre per tutti, in generale, i messaggi quando si è lontani dalla propria postazione diminuiscono solo del 10% (anziché del 25%) addirittura aumentando del 52% nella fascia serale. Anche le riunioni, benché virtuali, sono in realtà aumentate numericamente, benché la loro durata sia inferiore: mentre infatti quelle che durano più di un’ora sono diminuite dell’11%, quelle inferiori ai 30 minuti sono aumentate di ben il 22%, con i meeting pomeridiani che hanno preso il sopravvento su quelli mattutini.

Insomma, lavorare da casa può avere i suoi vantaggi, ma non al di fuori di qualsiasi regolamentazione, altrimenti il rischio di burnout, ovvero esaurimento da eccesso di lavoro, rischia di aumentare anziché diminuire. Per questo Microsoft, che da settimane si è già schierata contro l’uso indiscriminato dello smartworking, ha affermato di voler “adeguare il focus della nostra ricerca ai cambiamenti che saranno necessari per continuare a supportare la salute organizzativa e la continuità aziendale. Questi cambiamenti includono nuovi processi e politiche, strumenti e aree di lavoro, norme di collaborazione e risorse per il benessere dei dipendenti. Sappiamo che il futuro sarà sempre più digitale, flessibile e remoto, e mentre le organizzazioni di tutto il mondo tornano in ufficio, misurare i modelli di lavoro rispetto a una linea di base e tenere d’occhio il modo in cui le persone si adattano sarà essenziale, soprattutto se le nuove ondate di interruzioni porteranno nuove incognite”.

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