Lei è Susan ed è la rappresentazione computerizzata di come potremmo diventare dopo 25 anni di smartworking. Una prospettiva tutt’altro che lusinghiera, ma che è il frutto di uno studio americano promosso dalla società DirectApply e condotto da un team di ricercatori che ha analizzato gli effetti del lavoro da casa sul nostro corpo, mettendo in guardia dai rischi per la nostra salute fisica e mentale. Psicologi e esperti di fitness hanno evidenziato quello che succede nell’arco di 25 anni se non vengono prese misure necessarie: occhi arrossati, infiammati e asciutti, problemi di obesità, problemi di calvizie, ferite recidive dovute alla continua azione del digitare sui tasti, spalle arrotondate e gobbe. Attenzione, mette in guardia il team, “mentre il pendolarismo da letto a scrivania può consentire più tempo libero e indipendenza, le ripercussioni fisiche per la tua mente e il tuo corpo ne varranno la pena in futuro?”

Certo molto dipende da come si intende lo smartworking e da come ci si organizza, però le immagini elaborate a conclusione di questo studio sono eloquenti. Tanto che sui social è scoppiata la polemica, con molte persone che hanno ricondiviso l’immagine di Susan raccontando la loro esperienza di smartworker e i miglioramenti che ha apportato alla qualità della loro vita. “Ho perso 5kg perché mangio meno e meglio – scrive ad esempio un utente-. Ho tempo di fare sport perché non perdo vita in treno. Riesco a gestire meglio la casa perché anzi che fare pausa caffè al bar ho il bucato steso e ritirato all’ora giusta del sole. Tingo i capelli come facevo prima. Cazzi tuoi, Susan”.

E ancora: “Sono dimagrita lavorando da casa, perché non mangio tutti i giorni fuori. Sono meno stressata perché non devo rischiare di farmi ammazzare in motorino per il traffico di Roma. Ho più tempo libero perché posso gestire tutto l’arco della giornata. Spiace per Susan”. “Invece stare ore in macchina o sui mezzi pubblici, svegliarsi presto e andare a dormire tardi, mangiare in mense e bar quello che c’è è un toccasana”. “Perché è noto che se il suo lavoro è al computer 8 ore, a casa diventa gobba con gli occhi secchi, mentre al lavoro starebbe con postura corretta e avrebbe occhi robotici. Per l’obesità, ma lo SW non mette in crisi ristoranti in cui si va in pausa pranzo?”. Poi c’è chi fa notare: “E comunque alla fine sempre meglio Susan che vedere i colleghi 12 h al giorno“.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: se credi nelle nostre battaglie, combatti con noi!

Sostenere ilfattoquotidiano.it vuol dire due cose: permetterci di continuare a pubblicare un giornale online ricco di notizie e approfondimenti, gratuito per tutti. Ma anche essere parte attiva di una comunità e fare la propria parte per portare avanti insieme le battaglie in cui crediamo con idee, testimonianze e partecipazione. Il tuo contributo è fondamentale. Sostieni ora

Grazie, Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Elisa Isoardi: “Ho passato due settimane di terrore, nelle quali non sapevo che fine avrei fatto”

next
Articolo Successivo

Johnny Depp, “Amber Heard aveva defecato sul letto, lui voleva fare il DNA delle feci”

next