La notizia è questa: il Başakşehir, squadra del massimo campionato turco, ha vinto il suo primo campionato della storia grazie ad una tripletta di un 66enne. Gli highlight ci mostrano un primo gol frutto di un’intelligente ripartenza dopo una punizione difensiva, il secondo un pallonetto al bacio con il portiere pericolosamente fuori dai pali, mentre per il terzo l’infallibile centravanti si accontenta di un destro rasoterra che spiazza l’estremo difensore. La galanteria del mondo del calcio parla chiaro: quel pallone non torna in magazzino ma va a casa con l’autore della tripletta, al quale lo stadio intero tributa una standing ovation.

A questo punto è bene rispondere ad alcune delle domande che vi saranno saltate in testa leggendo: come è possibile che un 66enne giochi in un campionato professionistico di calcio? Perché non ho la sua maglietta? Perché mi dovrebbe interessare il Başakşehir?

Domanda uno: no, non è possibile. L’aneddoto raccontato è vero, ma si riferisce al 26 luglio 2014, durante l’amichevole inaugurale dello stadio Fatih Terim di Istanbul. La piccola bugia detta nella prima frase (“…grazie ad una tripletta di un 66enne”) non rende però totalmente falsa né la prima parte (il Başakşehir è divenuto davvero campione di Turchia qualche giorno fa), né il senso della stessa: sposta semplicemente il rapporto tripletta in un’amichevole nel 2014-vittoria del campionato 2020 da un piano consequenziale diretto ad uno indiretto. Tra qualche riga sarà tutto più chiaro.

Domanda due: semplicemente perché il centravanti in questione è un Presidente dispotico che sta cercando da anni – con discreti successi – di forzare la mano nel suo Paese per favorirne una deriva autoritaria, un accentramento dei poteri nelle sue mani, un annientamento del dissenso politico interno e campagne militari omicide verso la minoranza curda che vive nei confini o nei territori adiacenti.

L’avrete capito, l’autore della tripletta è Recep Tayyip Erdoğan, durante quell’amichevole aveva il numero 12 sulle spalle (buon augurio per la prossima elezione a Presidente – nell’agosto dello stesso anno sarebbe infatti diventato il 12esimo Presidente della Turchia) e non è che sia proprio da splendidi farsi il calcetto del giovedì con la maglia di un capo di Stato del genere.

Domanda tre: ecco dove volevamo arrivare. La squadra, che prende il nome dal quartiere abitato dall’alta borghesia conservatrice di Istanbul, non ha né una tradizione, né tifosi. Il Başakşehir, infatti, esiste dal 1990 e ha partecipato per la prima volta al massimo campionato turco nel 2007; prima del 2014 aveva addirittura un’altra denominazione: Istanbul Büyükşehir Belediyespor. Inoltre, la media spettatori annuale non ha mai superato i 3500 tifosi a partita dal 2007 ad oggi (tra i quali il gruppo – apertamente nazionalista e islamista – “Ultras 1453“, data della presa di Costantinopoli da parte del sultano Maometto II).

Ciò nonostante è riuscita a competere per le prime posizioni del campionato turco più volte, arrivando seconda nelle stagioni 2016/17 e 2018/19 e facendo parlare di sé anche per un interessante settore giovanile, dal quale è uscito – uno su tutti – il romanista Cengiz Under.

Numerose inchieste in Turchia e nel mondo – tra cui quella del Financial Times – hanno ricostruito come gli investimenti nella società, inclusa la realizzazione del nuovissimo stadio di casa – proprio quello dell’amichevole – da più di 17mila posti che rimangono inoccupati nella grande maggioranza dei casi, siano da giustificarsi più per l’importanza del Başakşehir a livello politico che sportivo. Il ruolo di presidente infatti, nonostante il club sia di proprietà del Ministero dello Sport, spetta a Göksel Gümüşdağ, funzionario di alto rango dell’Akp, il partito di Erdoğan, i cui colori ufficiali sono stati adottati anche dalla società di calcio.

Parlare di calcio di fronte ad una operazione propagandistica di tale portata è riduttivo ai limiti del ridicolo. Per noi dire che questo campionato il Başakşehir l’abbia vinto con una tripletta di un 66enne nel 2014 non è una bugia, è semplicemente la presa di coscienza politica che ogni gol del Başakşehir sarà sempre e solo un gol di Erdoğan.

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