L’interlocuzione con il Movimento 5 Stelle “è aperta”, al punto che, in caso di rielezione, il governatore pugliese uscente, Michele Emiliano, proporrà ai pentastellati un ingresso nella squadra di governo. Esattamente come 5 anni fa. Nel mezzo, però, ci sono stati rapporti complicati da gestire. Come l’acceso botta e risposta tra l’allora ministro Barbara Lezzi e il presidente della Regione Emiliano, il 23 luglio del 2018, sulla irrisolta questione del gasdotto Tap. L’apice dello scontro lo si visse il 20 ottobre del 2019 quando il governatore, aprendo ufficialmente la campagna eletttorale nel cuore di Bari, in Largo Albicocca, tuonò: “Se non ci chiedono scusa di tutte le cose dette contro di noi per poi rimangiarsi tutto, io con gente così al governo non ci vado“.

Oggi è tutta un’altra storia. Perché Emiliano la mano al Movimento 5 Stelle la tende. Di più. Chiede di nuovo di collaborare e di scrivere il programma a quattro mani.
“Se dovessi vincere le elezioni io – ha detto il presidente – chiederò al Movimento 5 Stelle di far parte del mio governo. L’importante è evitare che la Puglia torni a 20 anni fa”. La vera differenza tra oggi e 5 anni fa è che il centrodestra, in Puglia, si è compattato e la corazzata guidata da Raffaele Fitto è insidiosa. “Non so se avremo lo stesso candidato presidente o due candidati diversi – ragiona Emiliano -, ma può darsi che per ragioni elettorali sia più utile andare separati perché lasceremmo al centrodestra, meno posti in Consiglio regionale”. Il ragionamento è meramente matematico e basato sulla legge elettorale che, in Puglia, prevede che la coalizione vincente possa ottenere “massimo 30 seggi”, “se separati – è, invece, la tesi di Emiliano, “potrebbero essere di più. Questo lo vedremo”.
Perché, dunque, dialogare oggi e non prima? Perché “l’anno scorso abbiamo fatto un governo insieme e la Puglia che ha un presidente del Consiglio in quel governo, non può smettere di dialogare tra tutte le sue componenti”. Dialogo che si spingerebbe anche a “evitare gli effetti del voto utile, concentrando i voti nel centrodestra e nel centrosinistra”, lasciando caselle e scranni ai pentastellati, è il ragionamento. Qualsiasi strada percorribile insieme, insomma, se poi dovesse essere necessariamente separata “apriremmo un tavolo con i 5 stelle e faremo un programma comune

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