Fitch conferma il rating dell’Italia a BBB- con outlook stabile. Nulla è cambiato quindi rispetto al 28 aprile, quando a sorpresa l’agenzia si era espressa in piena pandemia di coronavirus con un downgrade. L’ultima previsione di Fitch è una contrazione economica del 9,5% nel 2020, seguita da una ripresa della crescita del 4,4% nel 2021 e del 2,1% nel 2022. Nell’anno in corso, scrive Fitch, “prevediamo che il disavanzo di bilancio supererà il 10% del pil” e “rimarrà superiore al 6% nel 2021″. Secondo gli analisti dell’agenzia, il debito pubblico molto elevato e una crescita economica strutturalmente debole “continueranno a pesare sul rating”.

La crisi del Covid-19 “ha messo a dura prova l’economia italiana” e le misure decise per far fronte alla pandemia “hanno portato ad un calo del Pil del 5,3% nel primo trimestre del 2020, il più forte registrato nella zona euro”. Nel secondo trimestre “si registrerà una contrazione del Pil ancora più forte rispetto ai primi tre mesi del 2020″ ma “si prevede che la crescita tornerà positiva nel secondo semestre del 2020″.

Le previsioni macroeconomiche, si legge nel bollettino, “implicano che il livello del pil alla fine del 2021 sarà di circa 4 punti al di sotto” del quarto trimestre del 2019 “rispetto a un divario di 3 punti nell’Eurozona”. Le recenti iniziative a livello europeo “potrebbero limitare il previsto deterioramento delle finanze pubbliche a partire dal 2021″, sostiene Fitch ma “l’estensione, la struttura e la tempistica finali di queste iniziative sono incerte”, motivo per cui “non abbiamo tuttavia le abbiamo prese in considerazione nelle nostre proiezioni”.

Le “dimensioni estese” e la “flessibilità” del programma di acquisto dei titoli di Stato da parte della Bce “riducono i rischi di rifinanziamento a breve e medio termine” e “aiutano a facilitare la risposta fiscale” alla crisi “attraverso rendimenti obbligazionari più bassi”, ricorda Fitch che include tra i fattori che potrebbe portare a una rivalutazione positiva del rating l’attuazione di una “strategia di risanamento di bilancio a medio termine” e “una più forte ripresa economica” e “una maggiore fiducia nelle prospettive di crescita a medio termine, in particolare se sostenute dall’attuazione di riforme strutturali a favore della crescita”.

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