Tamponi per tutti i passeggeri, poi, lunedì 6 luglio, il trasferimento sulla nave Moby Zaza, quella cioè noleggiata per permettere la quarantena ai migranti in arrivo sulle coste italiane. È quanto trapela da fonti del Viminale in merito alla vicenda della Ocean Viking che da ieri è ferma a 16 miglia dalle coste della Sicilia, dopo che il comandante ha dichiarato lo stato di emergenza. L’imbarcazione è stato bloccata in acque internazionali per quasi una settimana con a bordo 180 migranti recuperati in diversi salvataggi, e che da giorni chiede un porto sicuro.

Oggi sulla nave della Ong Sos Méditerranée è salito un team medico italiano, un dottore e un mediatore culturale, per verificare le “precarie condizioni delle persone salvate” denunciate dall’Ong. Il personale salito a bordo, secondo fonti del ministero dell’Interno, ha però accertato “l’insussistenza di particolari criticità sanitarie ed ha altresì riferito che qualche tensione che si era registrata sulla nave è in via di superamento”.

In relazione alla richiesta di evacuazione medica, per motivi psicologici, di 46 migranti presenti sulla Ocean Viking, dal Viminale informano che è stato disposto il trasferimento sulla nave di un medico psicoterapeuta, accompagnato da un mediatore culturale, mediante le unità della Capitaneria di porto di Pozzallo.

L’ultimo caso della Ocean Viking, inizia il 25 giugno quando gli uomini e le donne a bordo della Ocean Viking avvistano un barchino in legno in difficoltà a largo di Lampedusa: al termine delle operazioni di soccorso, 51 persone vengono tratte in salvo. Un’ora dopo la nave intercetta un’altra barca, a 40 miglia a sud dell’isola delle Pelagie, salvando altre 67 persone e quattro giorni dopo, il 30 giugno, vengono recuperati altri 63 migranti che erano su due barche alla deriva in zona Sar maltese. In totale 180 persone tra cui 25 minori – 17 dei quali non accompagnati – e due donne, una delle quali incinta di cinque mesi. Il 29 giugno, c’è stata un’evacuazione medica di un migrante: un uomo portato a terra da una motovedetta della Guardia Costiera italiana. Poi il silenzio da parte delle autorità di Italia e Malta, con la nave di Sos Mediterranee che è rimasta in attesa di una risposta che non è ancora arrivata, nonostante le sette richieste di assegnazione del ‘Pos’, il porto sicuro dove sbarcare i sopravvissuti.

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