L’India ha annunciato di vietare TikTok di ByteDance, il browser UC di Alibaba, WeChat di Tencent e tante altre app per lo più di proprietà cinese. Secondo il ministero indiano dell’Informazione e della Radiodiffusione le app risulterebbero “pregiudizievoli per la sovranità e l’integrità dell’India, la sicurezza dello Stato e l’ordine pubblico”.

Tra Cina ed India in piena emergenza Covid è in atto una guerra commerciale. Il Primo Ministro indiano Narendra Modi vuole dare una risposta concreta ad uno scontro recente tra soldati indiani e cinesi. Lo scontro, che ha avuto luogo durante la notte il 15 giugno e la mattina del 16 giugno, è stato il più sanguinoso lungo il confine himalayano. Almeno 20 soldati indiani sono stati uccisi. Lo scontro del Karakoram è arrivato settimane dopo che l’India ha accusato la Cina di schierare truppe sulla linea di controllo effettivo, in un’area che l’India considera suo territorio. Tutto ciò ha alimentato il sentimento anti-cinese già in crescita per la pandemia dovuta al coronavirus, emersa in Cina a dicembre.

Una guerra militare è improponibile ma una guerra commerciale può darsi visto che finora il governo indiano ha aumentato i controlli sulle merci che arrivano dalla Cina, annullando un accordo da $ 500 milioni con un’azienda automobilistica cinese per costruire un impianto in India. I prodotti cinesi sono onnipresenti in India, dai giocattoli agli smartphone fino agli idoli indù made in China. Il commercio bilaterale è cresciuto da $ 3 miliardi nel 2000 a $ 95 miliardi nel 2018, secondo i dati del governo indiano, con un saldo che favorisce però fortemente la Cina.

I divieti su TikTok, WeChat, UC Browser e altri sembrano far parte di questa guerra commerciale. TikTok ha 81 milioni di utenti mensili attivi in India, secondo la società di analisi dei dati App Annie, che lo rende il più grande mercato del marchio di proprietà ByteDance. TikTok proprio ad aprile scorso aveva donato circa $ 40 milioni a PM Cares, un fondo istituito dall’ufficio di Modi per combattere il coronavirus. Eppure questa non è la prima volta che TikTok viene bandito in India – l’Alta Corte di Madras, nello stato del Tamil Nadu, nel sud dell’India, lo ha bandito l’anno scorso per problemi di incitamento all’odio.

L’altro gigante Alibaba ha affermato che il suo browser UC ha circa 130 milioni di utenti in India. Infine WeChat, che ha funzionato bene appena lanciato per la prima volta in India nel 2013, ma che poi ha visto precipitare la sua quota di mercato a vantaggio soprattutto di WhatsApp e Messenger di Facebook.

Dietro il divieto di app c’è soprattutto però una diatriba all’interno del partito del premier Modi, il Bharatiya Janata Party (BJP), in cui molti appartenenti chiedono un leader più nazionalista e aggressivo nei confronti della Cina. Se questa sorta di guerra commerciale dovesse prolungarsi le società cinesi potrebbero evitare di investire nel settore tecnologico indiano e le start-up indiane potrebbero essere riluttanti ad accettare investimenti cinesi per paura di ripercussioni. La crisi delle infrastrutture indiane nell’emergenza coronavirus e lo scontro con la Cina potrebbe suggerire una crisi del BJP, visto che proprio nel 2019 il BJP ha vinto portando avanti un’agenda politica basata su nazionalismo e welfare, due temi vacillanti in questo momento storico, basti pensare ai tanti poveri che stanno morendo a causa del Covid.

Dietro il divieto delle app c’è quindi un’azione politica del Primo Ministro Modi che prova a mostrarsi un leader più forte sfruttando anche un’opposizione politica poco incisiva che ad oggi si limita a dei webinar.

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