In questa alleanza di governo giallorossa appesa a un filo, la disunione elettorale in occasione delle imminenti Regionali potrebbe trasformarsi persino nella pietra tombale del governo Conte 2. Bene ha fatto il segretario Pd Nicola Zingaretti a porre il problema.

E – a detta dei commentatori amici – c’è sulla carta d’Italia un luogo dove piddini e grillini potrebbero avviare facilmente esperimenti unitari di estremo interesse: la Liguria, in cui da tempo due candidati di incontrovertibile matrice “civica” si propongono come federatori di alleanze in grado di sconfiggere la quinta colonna salviniana, l’ex berluscone Giovanni Toti; il governatore uscente che sinora ha messo in funzione solo la chiacchiera appresa in Mediaset allo scopo di rintronare i liguri e lasciar marcire i problemi. Dando sempre più spazio agli odiatori professionali che lo sostengono (tanto per dire, quelli che avversavano la proposta di dedicare l’aula della Regione al ligure Sandro Pertini).

Ecco – dunque – offrirsi per l’alternativa Ferruccio Sansa e Aristide Massardo. Un noto giornalista molto battagliero e un rinomato uomo di scienza, con importanti entrature internazionali e collaudate capacità realizzative.

Scelte obbligate nel senso gradito da Nicola Zingaretti? Ma nemmeno per sogno, visto che sono proprio i suoi compagni – il Pd ligure – a rendere impossibile la soluzione auspicata dal segretario nazionale. Tanto da meritarsi la scudisciata di un personaggio fuori dalla mischia –Paolo Flores d’Arcais – che parla di “tafazzismo” (l’autopunizione percuotendosi la zona pubica). Perché sono mesi che questi dirigenti locali continuano a far girare una giostra impazzita di rimandi e candidature fantasmatiche con l’unico scopo di rinviare le decisioni e sperare che i nomi in campo si azzerino per consunzione.

Un teatro dell’assurdo che assurdo non è conoscendo più da vicino tale fauna, formata da inveterati presidiatori dell’esistente per mantenere in vita un habitat largamente desertificato, ma che resta l’unico in cui saprebbero sopravvivere. Dove continuare il gioco sterile dei dispetti reciproci, ma sempre escludendo l’entrata di qualche refolo d’aria fresca nel palazzetto diroccato della politica; il balzare sulla scena di qualche energia nuova a cui questi animali notturni non sono in grado di prendere le misure.

Ultima generazione allevata tra le coltri del burlandismo, inteso come politica che ha smarrito strada facendo qualsivoglia idealità e concepisce solamente ciò che chiama “scambio negoziale” (tradotto: mercato delle vacche). Che non ha ritegni nell’uso della calunnia. In particolare contro il professor Massardo, antico oppositore di spudorate operazioni speculative sulla collina genovese fortemente volute da Claudio Burlando, ora accusato dall’ex sindaco burlandiano di Bogliasco (e rapido a sfilarsi dal gruppo civatiano di Possibile in difficoltà) di burlandismo. Forse giocando sul fatto che la nonna dell’ex preside di Ingegneria si chiamava Burlando (nome comunissimo in città, come la fidanzata del commissario Montalbano…).

Un altro killer, linguista di Oneglia, mostrando scarsa dimestichezza con la lingua italiana, lo ha definito “tecnocrate” perché osava parlare di merito e competenza. Il tutto sotto l’attenta regia anti-Zingaretti del vicesegretario nazionale Andrea Orlando, preposto a trovare una soluzione in quanto invecchiato funzionario del Pci di Spezia; noto covo di inconcludenti litigiosità e congiure fratricide.

Chi scrive si era adoperato almeno per raccordare i due civici organizzando a fine 2019 un incontro Sansa-Massardo; in base al principio del “viaggiare separati per colpire uniti”. Inutilmente.

Siamo ancora in tempo? A questo punto – fine di giugno e data elezioni a metà settembre – sembra molto difficile imbastire una campagna elettorale con qualche prospettiva. La difesa dello status quo trionfa ancora una volta. Per la soddisfazione di Toti ma anche dei suoi oppositori di comodo, pervicaci sconfittisti.

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