Si conclude con questo post la trilogia del bestiario del primo anno di governo della Lega a Ferrara. I primi 100 giorni raccontavano la prodigiosa velocità con cui la giunta è riuscita a ridurre in macerie la città. I secondi 100 giorni, quelli – diciamo – della presa di coscienza, sono etichettabili all’insegna del “poltronificio associato” e del “marcio che avanza” per mutuare le parole degli stessi consiglieri di maggioranza. Ora veniamo agli ultimi 100 giorni, quelli che vorrei definire della giustizia distributiva.

I lettori mi scuseranno se adopererò un linguaggio criptico, crittografato. Per preservare la mia incolumità sono costretto a questi mezzucci che impediranno a buona parte di consiglio comunale e a qualcuno in giunta di comprendere l’arcano che andrò a svelare. Userò l’italiano.

Gran cerimoniere di questa gran scalata verso il basso è ancora una volta Naomo, alias Nicola Lodi. Gli storici locali sostengono che il vicesindaco pluripregiudicato vanti nobili e antiche discendenze, che farebbero risalire i suoi geni addirittura ad Archimede. Questo spiegherebbe la sua maestria in simmetria e corrispondenze: ad ogni azione corrisponde puntualmente una cazzata.

La più clamorosa forse (parliamo sempre di tempi recenti) lo vede in pieno lockdown per le strade del centro inseguire e offendere un runner. Si scoprirà che si trattava di un paziente psichiatrico che svolgeva l’attività fisica prescritta dallo specialista.

Ma il vero coup de théâtre il vicesindaco lo regala in vista del Primo Maggio. Affitta un carretto, due vocalist, un megafono e annuncia che girerà per le strade a cantare “come è bello far l’amore da Trieste in giù”. Il prefetto, guastafeste, gli spiega che non è possibile: “Sono i famosi no che aiutano a crescere, come dice il pediatra al bambino”. E il vicesindaco bambino ci riprova: il Naomo-show si farà. Ma il 4 maggio. Il furgoncino con a bordo la truppa strombazza per un po’ sotto i balconi, per terminare la solitaria processione nella frazione di San Martino, dove il buon Naomo si mette a distribuire calici e fette di salame agli astanti. A mani nude. Irripetibile, come la verginità.

Scornato da tanto clamore, anche il sindaco Alan Fabbri – meglio noto ormai come “il vice del suo vice” – ha voluto metterci del suo per ben figurare nel bestiario leghista. E quale vetrina migliore dell’emergenza Coronavirus?

La prima ghiotta occasione si presenta a marzo. Mentre il resto d’Italia si prepara alla quarantena, lui lancia “Vivife”: sconto del 50% per chi si presenta nei musei con uno scontrino di un acquisto effettuato in città. Il guizzo geniale non sfugge nemmeno al virologo Roberto Burioni che liquida il leghista con tre parole: “niente da fare”.

Nel frattempo il vice del suo vice aveva presentato assieme al fido assessore Matteo Fornasini il primo bilancio da sindaco di Ferrara. Tutto perfetto, tranne un dettaglio: hanno confuso le cifre di manovra e dimensione complessiva del bilancio. Luigi Marattin, deputato ferrarese di Italia Viva, che di cifre se ne intende, si è messo le mani nei pochi capelli che gli rimangono: “Non mi rimane che fare un grosso in bocca al lupo ai miei concittadini. Viste le premesse, ne avranno un gran bisogno”.

Veniamo al capitolo buoni spesa. Fabbri emette un’ordinanza per dettare i criteri di assegnazione. La priorità viene individuata nella cittadinanza italiana o nel permesso di soggiorno. Nemmeno Alberto da Giussano si sarebbe spinto oltre. Al primo ricorso il tribunale boccia il provvedimento perché discriminatorio e ordina al Comune di modificare i requisiti.

Se un’ordinanza è andata a male, perché dovrebbe fallire anche la seconda? E allora, forte della legge dei grandi numeri, ecco che Fabbri annuncia che a Ferrara i negozi potranno aprire una settimana prima del 18 maggio. Se dio vuole sempre il prefetto boccia l’ordinanza. Altrimenti chi si fosse fidato del sindaco si sarebbe visto affibbiare una sonora multa.

Viene poi il capolavoro: le mascherine. Fabbri nota che un’azienda, Grafica Veneta, ne ha regalato due milioni al Veneto dell’amico Zaia. E non vuol essere da meno, sempre a modo suo. La giunta delibera un prelievo dal fondo di riserva di 110mila euro per comprare 150mila mascherine da distribuire ai ferraresi. Scoprirà dopo che si trattava di schermi filtranti, non consigliati per contenere i contagi. Ma un risultato l’ha comunque ottenuto: la distribuzione è così efficace che le strade di Ferrara vengono paralizzate da chilometri di code. La notizia ha contorni tanto assurdi da far pensare a una fake news. Devono entrare i campo anche gli esperti di bufale per confermarne, loro malgrado, l’autenticità.

Qui termina – per necessità di sintesi – l’ultimo resoconto dalla trincea. E torno all’inizio, quando parlavo di giustizia distributiva. Niente a che vedere con Aristotele. Semplicemente, se questi dovessero mai candidarsi al Parlamento, vi prego, votateli. Votateli in massa. Non è giusto che li subiamo solo noi a Ferrara.

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