La Marsigliese, l’inno francese, cantato sotto l’arco di trionfo, e poi un piccolo corteo con le sirene accese. E ancora delle manette gettate a terra, in segno di protesta. È la manifestazione della polizia di Parigi, che sabato 13 giugno, dopo i cortei che si sono tenuti in tutta la Francia contro il razzismo e le violenze delle forze dell’ordine e dopo la morte di diversi afroamericani in tutto il mondo, è scesa in piazza per esprimere rabbia per le parole del ministro dell’Interno Christophe Castaner. Castaner nei giorni scorsi aveva promesso “tolleranza zero” verso le discriminazioni della polizia, annunciando il divieto di “stretta al collo”, quella cioè che ha portato alla morte di George Floyd, diventato il caso simbolo delle proteste, e punizioni per casi di “sospetto razzismo”.

La polizia, ha spiegato il sindacato, si aspettava “sostegno” dal ministro, e non, quindi una presa di posizione così forte. Già nei giorni scorsi gli agenti erano scesi in piazza, sottolineando che la categoria “è la più controllata al mondo” e che se “ci sono episodi che riguardano una minoranza non si deve stigmatizzare tutto il corpo di polizia”. Dopo le prime proteste, venerdì il ministro ha ricevuto i sindacati, confermando la messa al bando della tecnica dello “strangolamento”, ma facendo un passo indietro sulla sospensione immediata in caso di “sospetto razzismo”. In ogni caso, spiegano dai sindacati, come si legge sui media francesi, le affermazioni di Castaner “rischia di perdere la fiducia” delle forza dell’ordine.

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