Era stato uno dei primi punti programmatici del candidato sindaco Michele Conti alle amministrative del 2018 e, dopo la vittoria, la nuova giunta leghista di Pisa aveva rispettato le promesse con una serie di atti e delibere: la moschea in città non si sarebbe dovuta fare. Una decisione sconfessata dai giudici del Tar della Toscana che hanno accolto il ricorso della comunità islamica e bocciato la delibera 38 del 10 settembre 2019 del consiglio comunale (e tutti gli atti a essa connessi) che negava il permesso a costruire una moschea nell’area di Porta a Lucca (nord della città), nonostante i terreni fossero stati comprati nel 2012 dalla comunità islamica. Al suo posto il Comune aveva deciso di costruire un parcheggio funzionale alla riqualificazione dello stadio.

La comunità islamica pisana guidata dall’imam Mohammad Khalil aveva fatto ricorso al Tar contro la delibera di Giunta del 4 luglio 2019 e poi quella del consiglio di due mesi dopo e lunedì sera i giudici amministrativi lo hanno accolto in toto bocciando gli atti: “Giustizia è fatta, i giudici hanno difeso la Costituzione” ha esultato l’imam di Pisa. La decisione del Tar potrebbe ora incidere sulla costruzione del nuovo stadio nell’area di Porta a Lucca prevista dalla nuova variante urbanistica approvata il 29 maggio dal consiglio comunale che contrappone le due strutture imponendo quella sportiva. Il sindaco di Pisa Michele Conti ha annunciato che il Comune “sta valutando di fare ricorso al Consiglio di Stato” e poi ha provato a stemperare la portata della sentenza: “Intanto il progetto dello stadio va avanti senza problemi”.

Il progetto di costruzione della moschea a Pisa era iniziato nel 2012 quando l’allora maggioranza di centrosinistra aveva votato una variante urbanistica destinando l’area acquistata dalla comunità islamica a luogo di culto. Con la nuova amministrazione leghista però era cambiato tutto e lunedì il Tar ha di fatto annullato tutti gli atti con cui il Comune ha deciso di destinare l’area a un uso diverso da quello previsto otto anni fa. Nella sentenza, i giudici amministrativi scrivono che “l’Associazione ricorrente è portatrice dell’interesse della realizzazione di un edificio di culto, l’unico, nel Comune di Pisa, destinato a soddisfare le necessità di quanti pratichino la religione islamica”. Un interesse, si legge, “espressamente considerato dall’articolo 8 della Costituzione e riguardante la pratica di una delle religioni più diffuse al mondo, negli ultimi decenni ampiamente praticata in Italia”. Per questo, in base agli articoli sulla libertà di culto e di religione della nostra Carta (8 e 10) e il 9 della Convenzione dei Diritti dell’Uomo, la modifica di destinazione d’uso del terreno rappresenta “un rilevante ostacolo all’esercizio di manifestare la propria libertà di culto” che è stata “totalmente trascurata negli atti” predisposti dal Comune.

La sentenza del Tar della Toscana ha provocato l’ira delle opposizioni che ora chiedono alla giunta pisana di dimettersi. L’ex sindaco del Pd Marco Filippeschi parla di “totale sconfessione dell’operato del sindaco Conti, della giunta e di chi ha collaborato a formulare provvedimenti pienamente illegittimi: decenza imporrebbe le dimissioni di chi ha fatto errori così ingiustificabili”. Stessa richiesta del gruppo consiliare “Diritti in Comune” ma solo dopo aver concesso “alla comunità islamica il suo diritto al luogo di culto”: “Oltre a produrre un danno alla città, hanno agito deliberatamente in violazione della nostra Costituzione: non sono in grado di assolvere ai loro doveri istituzionali” conclude il consigliere Ciccio Auletta.

Twitter: @salvini_giacomo

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