Riaperto l’aeroporto di Milano-Orio al Serio, a 60 km da Milano, ma non quello di Milano sul “serio”, cioè Linate a 2 km dal centro – secondo quanto stabilito dal decreto del ministro delle Infrastrutture Paola De Micheli.

Eppure il 60% del traffico di Orio al Serio arriva dal bacino milanese. Il forzato stop provocato dalla pandemia del coronavirus che ha sconvolto tutto il mondo ha messo tra l’altro in discussione la mobilità delle persone e di conseguenza tutto il settore dei trasporti.

Forse sarebbe necessario che il territorio bergamasco facesse un bilancio dello scalo. Bilancio che dovrà comprendere tutti gli aspetti positivi ma anche quelli negativi. La domanda da cui partire potrebbe essere questa: vale la pena riportare il traffico esplosivo che ha collassato la sostenibilità del territorio? Vale la pena aggirare di nuovo le norme che regolano lo sviluppo aeroportuale dopo questa esperienza?

Qualche giorno fa si è appreso dalla stampa che Sacbo ha approvato il suo bilancio 2019. Traffico passeggeri record: 13,8 milioni (risultato mai raggiunto). Da tempo lo scalo di Orio al Serio occupa saldamente la poltrona di terzo aeroporto per traffico passeggeri e secondo per le merci. Per avere questa posizione l’aeroporto circondato dai centri abitati ha dovuto pagare un alto prezzo: quello di rimanere aperto giorno e notte per separare il traffico passeggeri (diurno) da quello merci (notturno).

Quest’anno, favorito dalla chiusura di due mesi di Linate, la crescita è stata ancora più marcata. L’attività svolta ha generato un nuovo aumento dei ricavi, passati da 162 milioni del 2018 a 165 del 2019. Ma nonostante quest’aumento gli utili sono diminuiti rispetto allo scorso anno di 7 milioni di euro, riducendosi a 16 milioni nel 2019 contro i 23 milioni del 2018. Non una parola è stata spesa sull’analisi ambientale e degli effetti negativi del congestionato scalo orobico sulla popolazione che vive attorno al sedime aeroportuale, e come si potrebbe intervenire per limitare il suo impatto negativo sui residenti.

Rispetto al 2004 (ultimo piano aeroportuale approvato) il traffico (merci e passeggeri) è cresciuto di oltre il 130% e i movimenti (arrivi e partenze) massimi autorizzati da 68mila si sono attestati ad oltre 90mila. Continuano a crescere anche i residenti esposti a livelli di rumorosità pericolosa per la salute (cioè oltre i 60 decibel). Ma tanto inquinamento e tanto rumore giustificano la ricchezza generata dalla Sacbo?

Secondo gli standard internazionali, un aeroporto con questi volumi di traffico dovrebbe avere almeno 30 milioni di utile e un quarto in più dell’occupazione attuale. Non è un mistero che lo scalo sia completamente in mano al vettore irlandese Ryanair che da solo gestisce oltre l’80% del traffico passeggeri. E che il vettore è attivo su Bergamo perché riceve un consistente volume di contributi dal gestore aeroportuale, cosiddetto co-marketing, che annualmente si aggirerebbe attorno ai 50 milioni di euro – attività che in misura proporzionale svolgono anche molti altri scali, in particolare le compagnie low cost operanti in Italia.

Se i risultati economici, ambientali e occupazionali non sono sfavillanti come si cerca di far credere, ci sono due punti che almeno gli azionisti pubblici (Comune 13,8%, provincia 10,2%, Ubi 17,9%, Bpm 7%, Sea 31%, Camera di Commercio 13,2%) dello scalo dovrebbero pretendere. Da una parte il rispetto della normativa europea che prevede sopra i 2 milioni di passeggeri la presenza di due handler per assicurare la concorrenza sullo scalo. Contrariamente al comune sentire, la non concorrenza rende Orio uno scalo con servizi da aeroporto “provinciale” con una occupazione oltre che inferiore rispetto ai volumi di traffico svolti e sottopagata dalle cooperative che gestiscono i servizi.

Avendo da tempo superato ogni limite consentito di sviluppo prendendo a riferimento le normative europee e non solo, un board che si rispetti dovrebbe anche chiedersi quale è il livello massimo di traffico compatibile con questo territorio, cosa che peraltro gli è stata suggerita da agguerriti comitati di cittadini che nell’intorno di Orio al Serio (l’aeroporto è un catino intorno a Bergamo) lottano da anni per un tetto ai voli e lo spostamento del traffico merci notturno nello scalo vuoto di Montichiari, così si potrà dormire almeno la notte.

Nel caso di Orio, sembra che le istituzioni non vogliono capire o sentir ragioni. Uno scalo che in pratica conviene solamente alla Ryanair, che si porta a casa milioni di incentivi a fronte di un impatto economico e occupazionale molto inferiore alle attese.

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