Dovremmo essere felici, noi che amiamo il calcio, con questa ripartenza sino all’ultimo respiro della serie A, dal 20 giugno all’inizio di agosto? Dovremmo esultare per il succoso antipasto della Coppa Italia, due semifinali e finale in uno shot da sballo, tutto in tre giorni, dal 12 al 14 o 15 giugno? In fondo, si giocherà anche a luglio, come ai mondiali. Salvo il particolare che non ci saranno, per esempio, il Brasile, la Francia o la Germania. E, soprattutto, che non ci sarà il pubblico.

Già. Si giocherà a stadi vuoti. Spalti deserti. Gradinate sgombre. In castigo. Sopportabile una volta. Per 124 partite, un delirio. Una sofferenza. Capiamo benissimo che si riparte per non andare a gambe all’aria: la serie A senza i soldi delle pay-tv fallisce. Si gioca per i debiti. Si rinuncia persino al pubblico e agli incassi per evitare sconquassi.

Quindi rassegniamoci. Prepariamoci alla sbornia delle dirette. Alla pantomima del calcio sotto ricatto Covid. All’insostenibile incertezza del contagio: il coronavirus è juventino o laziale? Milanista o interista? Colpirà a tradimento l’Atalanta o il Napoli? Chi sceglierà, tra le ultime, per affossarne le speranze di restare in A? Quanto a noi, attrezziamoci al meglio. Se Maometto non va alla montagna, è la montagna che va da Maometto: poiché non possiamo andare allo stadio, sia lo stadio a venire da noi.

Il tifo da asporto non è impossibile e non c’è bisogno di Uber – peraltro commissariata – per fornirsene a domicilio. Perciò, ricreiamo la curva in salotto, un po’ come il trenino elettrico ci illudeva di avere una ferrovia in miniatura lungo il corridoio di casa… Con qualche accorgimento tecnologico, possiamo riprodurre suoni e rumori, surrogando sentimenti ed atmosfere da popolo del Dio Pallone. Perciò, eccovi alcune piccole essenziali istruzioni per l’uso domestico.

Innanzitutto, i suoni. Il repertorio è vasto. Applausi. Ululati. Cori. Bene, registrateli separatamente e digitalizzate tutto in una cartella del vostro pc o del vostro tablet. Basta poco. Sul web la scelta è vasta, articolata, persino coinvolgente: ci sono, per esempio, applausi oceanici – se volete riprodurre l’effetto Maracanà – oppure l’indimenticabile Strakhamir Okkar islandese che frettolosamente i media nostrani hanno ribattezzato “Geyser Sound”. Molto efficace il rombo possente del Muro Giallo, la Gerbe Wand composta da 24454 tifosi del Borussia Dortmund che rendono la Curva Sud qualcosa di inimitabile. Ma riproducibile se si dispone di adeguate casse acustiche per un surround favoloso e micidiale.

Quanto al battere i piedi sulle gradinate, beh, vi dovrete accontentare di un surrogato elettronico, una batteria che potere calpestare. In sintonia, ovviamente, con gli amici. E come? Semplice: collegati con Skype, come si è fatto durante il lockdown. Non dimenticate di colorire la visione delle partite in tv con gli inevitabili insulti – vietati quelli razzisti – diretti contro giocatori e arbitri. Pure questi vanno registrati per tipologia e intensità.

So che non è molto e che questi sono espedienti, finzioni nella finzione, illusioni che Michele Serra, evidentemente consapevole del vecchio detto “conosci te stesso” (per riconoscere i propri limiti), definisce “l’entusiasmo di un idiota”, giacché, spiega, “il ritorno del calcio sarà il trionfo degli idioti come me, ma anche la rivincita del gioco sulla tragedia, della normalità sull’eccezione”. In fondo, la Curva nel tinello di casa è il placebo del nostro tifo avvilito, mentre fuori risuonano ancora, purtroppo, le sirene della ambulanze.

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