“A me non risultano riscatti” per la liberazione di Silvia Romano, “altrimenti dovrei dirlo”. Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, intervistato da “Fuori dal Coro” su Rete4, ha smentito che sia stato pagato un riscatto per la liberazione della cooperante di Milano. “Perché la parola di un terrorista che viene intervistato vale più di quella dello Stato italiano?”, ha detto in riferimento all’intervista di oggi al portavoce degli Shabaab che parlava del pagamento di un riscatto da parte dell’Italia. Una versione, quella di Di Maio, confermata poco dopo su La7 anche dal ministro della Salute Roberto Speranza: “Non ho notizia di pagamenti”, ha detto.

Il ministro degli Esteri ha parlato anche delle minacce ricevute nelle ultime ore da Romano, minacce che hanno portato la procura di Milano ad aprire un’indagine. “Non voglio fare la morale”, ha detto, “ma nessuno di noi sa cosa significa restare un anno e mezzo in mano ad una cellula terroristica che arruola i bambini, dei criminali. Aspettiamo che questa ragazza possa ritrovare una sua serenità: si sono invece scatenate una serie di minacce che rischiano di farle avere una scorta in Italia dopo che l’abbiamo liberata da una cellula terroristica. Non sappiamo cosa c’era dietro il suo sorriso quando è scesa dall’aereo”.

I pm indagano anche sui protocolli di sicurezza seguiti dalla onlus con cui è partita Silvia Romano. A questo proposito, Di Maio ha detto: “Non è una di quelle riconosciute dal ministero degli Esteri. Questo non è un demerito, ma non fa parte di quelle che la cooperazione italiana finanzia. Molte volte si dice ‘per evitare i flussi migratori dobbiamo aiutarli lì’ ma per farlo andiamo anche con i volontari. Tutto quello che si potrà fare per chiedere maggiore sicurezza per i volontari delle Ong lo faremo come ministero degli Esteri”.

“Io a dicembre ho sentito il padre di Silvia, sapevo che lei era viva e non potevo dirglielo. In questi casi se si danno informazioni, se c’è una fuga di notizie poi si rischia di compromettere tutto”, ha detto. Sulle polemiche per la sua presenza all’arrivo a Ciampino di Silvia Romano, ha replicato: “Ho visto questo dibattito: noi eravamo lì, io ero lì perché in questo anno e mezzo di prigionia di Silvia Romano l’Unità di crisi della Farnesina ed io stesso abbiamo sentito la sua famiglia veramente ogni giorno ed eravamo lì ad assistere la famiglia. Lo Stato era lì ad accogliere una cittadina italiana liberata dopo un anno e mezzo nelle mani di una cellula terroristica”. E ha concluso: “Io rispetto tutte le discussioni però siamo un Paese che si dà pure la zappa sui piedi, io sono orgoglioso del fatto che la nostra intelligence, le nostre forze speciali, il nostro corpo diplomatico, l’unità di crisi hanno fatto squadra e ce l’hanno fatta”.

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