4 maggio, Pirellone. La mozione di sfiducia contro l’assessore Gallera è appena stata respinta. Il tabellone appeso alla parete recita: 49 contrari, 23 favorevoli, due astenuti. Nella sala consiliare è rientrata da pochi secondi la consigliera eletta nel Partito democratico e poi passata a Italia viva, Patrizia Baffi, che non aveva partecipato alla votazione: “È un atto inopportuno in questo momento, sia nel merito che dal punto di vista politico”. E più di un collega della maggioranza, soprattutto tra le file della Lega, la ringrazia. Di più: la propone come presidente per la commissione d’inchiesta che dovrà accertare quanto accaduto in Lombardia durante l’emergenza coronavirus: “Perché non lo fai tu”, le dice il presidente della commissione Sanità, Emanuele Monti: “Noi siamo pronti a votarti”.

Manca una settimana esatta alla prima convocazione della commissione d’inchiesta voluta dalle opposizioni e a cui l’Ufficio di Presidenza ha dato il via libera. L’articolo 52 del regolamento stabilisce che “è eletto presidente il consigliere indicato dalle minoranze che ottiene la maggioranza assoluta dei voti”. E tra i candidati ci potrebbe essere proprio Baffi. Il suo nome è in cima alla lista di più di un gruppo che siede al Pirellone, ancorché le minoranze non la vogliano. “Pd e M5s proporranno un proprio candidato”, annuncia Dario Violi dei 5 stelle, “e non sarà di certo Baffi”. Eppure piace alla Lega, piace a Forza Italia (il partito di cui fa parte Giulio Gallera) e non dispiace nemmeno ai componenti del Misto.

Il ragionamento che fanno in Regione è questo: i firmatari della mozione di sfiducia nei confronti dell’assessore al Welfare hanno già giudicato la Giunta responsabile di ciò che non ha funzionato in Lombardia. Come mettere a capo della commissione d’inchiesta, che ancora deve iniziare i lavori, una persona che già si è espressa in tal senso? C’è di più. Primo: Baffi non ha preso parte alla votazione di lunedì, schierandosi di fatto con la maggioranza. Secondo: è di Codogno, il comune del Lodigiano in cui si è sviluppato il primo focolaio di Covid-19. L’apprezzamento di Italia viva nei confronti del presidente Attilio Fontana, poi, sarebbe stato espresso in più di un’occasione. Lo scorso 27 febbraio l’esponente di Iv ha pubblicato sui social una foto in cui è ritratta, sorridente, accanto a Fontana, accompagnata dalla seguente scritta: “Presidente, ci fidiamo di te. Aiutaci a uscire da qui”. Due giorni prima lo stesso leader del partito, Matteo Renzi, aveva inviato un messaggio al numero uno della Regione: “Mi spiace per le tensioni. Se possiamo dare una mano ci siamo e ci sono. Ti abbraccio forte”.

I punti sui cui la Giunta lombarda è stata contestata sono diversi (gestione delle Rsa, mancata “zona rossa” nella Bergamasca, eccessiva ospedalizzazione dei malati Covid, per citarne alcuni). E non è un caso che le procure abbiano aperto più di un’inchiesta. In questo senso, avere una presidente “amica” potrebbe fare comodo.

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