“In questo tempo, nel quale si incomincia ad avere disposizioni per uscire dalla quarantena, preghiamo il Signore perché dia al suo popolo, a tutti noi, la grazia della prudenza e della obbedienza alle disposizioni, perché la pandemia non torni”. Nel dibattito sulla partecipazione dei fedeli alle messe nella fase 2, quella della convivenza col coronavirus, Papa Francesco sconfessa la Conferenza episcopale italiana e si schiera a sostegno del premier Giuseppe Conte. A Bergoglio sono bastate poche parole, all’inizio della sua consueta messa mattutina nella cappella della sua residenza, Casa Santa Marta, per dissociarsi totalmente dal duro scontro tra la Cei e il governo.


Uno scontro che non si vedeva da decenni, innescato dall’assenza, nel decreto dell’esecutivo sulla fase 2, della possibilità dei fedeli di poter partecipare alle messe: “I vescovi italiani non possono accettare di vedere compromesso l’esercizio della libertà di culto“. Posizione sulla quale, dopo il duro comunicato della Conferenza episcopale italiana e le proteste di due partiti della maggioranza, Italia Viva e Pd, il premier sembra aver fatto dietrofront con al vaglio l’ipotesi di concedere inizialmente messe all’aperto. Anche prima del 25 maggio, tempo indicato dal Comitato tecnico scientifico. Ma il confronto con la Cei è ancora tutto in salita.

Di certo le parole di Francesco, che ha ricevuto Conte in pieno lockdown, il 30 marzo, segnano un punto a favore dell’inquilino di Palazzo Chigi. Anche L’Osservatore Romano, il quotidiano del Papa, non ha per nulla criticato il governo, pubblicando in prima pagina un articolo di cronaca che si limita a riportare il comunicato della Cei. Segnale eloquente che da Casa Santa Marta è arrivato un alt, fermo e chiaro, alle polemiche con Conte. Tutto ciò nonostante sia stata la Segreteria di Stato vaticana a dare il via libera alla Cei di innescare lo scontro con Palazzo Chigi. Così come non mancano reazioni abbastanza dure contro il governo da parte dell’episcopato italiano. Dal cardinale Angelo Bagnasco, presidente dei vescovi europei e per dieci anni alla guida della Cei, che definisce una “disparità di trattamento inaccettabile” la decisione del governo di aprire i musei e di vietare le messe.

Parole ancora più forti arrivano dal vescovo di Ascoli Piceno, monsignor Giovanni D’Ercole, che afferma che “è una dittatura quella di impedire il culto perché è un diritto fondamentale sancito dalla Costituzione. Su questo non possiamo fare sconti. La Chiesa non è il luogo dei contagi. I funerali ce li avete fatti fare come dei cani. La gente ha sofferto”. Per Marco Tarquinio, direttore di Avvenire, il quotidiano della Cei, “gli errori si possono fare e si possono riparare. Dimostrarlo, nel tempo lungo della corresponsabilità che ci sta davanti, darà più forza e più serenità a tutti”. E ha aggiunto: “Sarà molto difficile far capire perché, ovviamente in modo saggio e appropriato, poco a poco si potrà tornare in fabbriche e in uffici, entrare in negozi piccoli e grandi di ogni tipo, andare in parchi e giardini e invece non si potrà partecipare alla messa. Sarà difficile perché è una scelta miope e ingiusta. E i sacrifici si capiscono e si accettano, le ingiustizie no”.

Affermazioni abbastanza nette anche da Vincenzo Morgante, direttore di Tv2000, l’emittente della Cei: “La cosiddetta fase due prevede già la riapertura di fabbriche, uffici, bar, parrucchieri, giardini ma non la celebrazione delle funzioni religiose al di là, ed era ora, dei funerali. L’esercizio del culto, che riguarda i fedeli di tutte le religioni, nel decreto del governo viene regolamentato nello stesso comma che disciplina le sale bingo. È bene ricordare l’importanza della libertà religiosa espressamente tutelata dall’articolo 19 della nostra Costituzione a vantaggio di tutti. Ma, al di là dei profili giuridici, rimane la sostanza della questione”.

“La Cei – ricorda Morgante – ha destinato centinaia di milioni di euro per interventi di sostegno sul territorio, a partire dalle strutture sanitarie in seria difficoltà. Si tratta della stessa Chiesa che oggi, dopo aver rispettato da subito rigorosamente e con non pochi sacrifici le prescrizioni delle pubbliche autorità in materia di tutela sanitaria, chiede di poter tornare a celebrare messa con il popolo organizzando, in sicurezza, senza imprudenze o superficialità, la vita delle proprie comunità”. Parole sulle quali, però, pesa la ferma e chiara presa di posizione del Papa.

Twitter: @FrancescoGrana

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