Un esperimento del Massachusetts Institute of Technology di Boston ha analizzato cosa succede dopo un colpo di tosse o uno starnuto. Si è scoperto così che un’espirazione genera una piccola nuvola di gas in rapido movimento che può contenere goccioline di liquido di varie dimensioni e che la più piccola di queste può essere trasportato nella nuvola fino a sei/otto metri di distanza. Non solo. Le microparticelle più piccole possono “viaggiare” nell’aria anche per distanze ben più lunghe. Lo studio è stato pubblicato su Jama il 26 marzo e ha riaperto il dibattito sull’utilizzo delle mascherine, tanto da spingere l’Organizzazione Mondiale della Sanità a valutare una possibile revisione delle sue linee guida a riguardo.

Se i risultati di questo studio verranno confermati, ha spiegato David Heymann, epidemiologo ex direttore dell’Oms che nel 2003 coordinò la risposta dell’organizzazione alla Sars, “è possibile che indossare una mascherina sia altrettanto efficace o più efficace della distanza” interpersonale. È evidente infatti che alla luce di questi nuovi test il metro di distanza raccomandato fino ad ora non sarebbe più sufficiente per abbattere i rischi di un potenziale contagio da coronavirus, cosa che potrebbe fare invece l’utilizzo della mascherina, finora consigliata solo alle persone con sintomi o a coloro che si prendono cura di qualcuno sintomi sospetti. Non solo, come ha spiegato in un’intervista a Repubblica Paolo D’Ancona, epidemiologo dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss), questo “vorrebbe dire che anche in stanze chiuse affollate e ascensori potrebbe accumularsi il virus, qualora molte persone infette vi rimanessero a lungo”. Una ricerca del New England Journal of Medicine del 17 marzo ha dimostrato infatti che il virus può resistere in aerosol fino a tre ore, anche se la sua quantità si dimezza in un’ora.

Per questo “l’Oms sta riaprendo la discussione esaminando le nuove prove per vedere se dovrebbe esserci un cambiamento nel modo in cui consiglia l’uso delle mascherine”, ha detto Heymann alla Bbc. “Come sempre quando saranno disponibili nuove prove, l’Oms considererà le sue politiche sulle maschere come procedura di routine per questa settimana e valuterà se – per rallentare la diffusione del virus – è necessario che un maggior numero di persone indossino le mascherine”.

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