Gli ultimi dati parlano di una diminuzione del numero dei contagi da coronavirus in Italia. Questo vuol dire che potremmo uscire dall’epidemia nei prossimi mesi. Ma perché ci aspettiamo questo andamento? Si spiega nel campo della scienza detto “epidemiologia” che studia come le epidemie si diffondono.

I primi studi di epidemiologia risalgono al 1927, quando due ricercatori inglesi, Kermack e McKendrick, svilupparono il modello Sir (suscettibili, infetti, rimossi) che si usa ancora oggi. Però, la base di questi studi era il lavoro precedente dell’americano Alfred Lotka e dell’italiano Vito Volterra. Qualche anno prima, avevano sviluppato il modello che oggi chiamiamo “Lotka-Volterra”, ma anche “predatore-preda”, oppure “delle volpi e dei conigli” (anche se né Lotka né Volterra hanno mai parlato di volpi o di conigli).

Vediamo di spiegare di cosa si tratta. Immaginatevi una verde isoletta in mezzo al mare, popolata da due sole specie: volpi e conigli (non esiste un’isola del genere, ma prendiamola come esempio ipotetico). La popolazione delle volpi (i predatori) tende a crescere quando i conigli (le prede) sono abbondanti. Cresce talmente in fretta che, a un certo punto, i conigli sopravvissuti non ce la fanno più a riprodursi abbastanza velocemente da rimpiazzare quelli mangiati dalle volpi. La popolazione dei conigli raggiunge un massimo e poi cala. A questo punto, le volpi muoiono di fame. Con poche volpi in giro, i conigli rimasti possono riprodursi in pace e il ciclo ricomincia.

Il modello è basato sull’idea che i predatori tendono a prelevare più risorse di quante la natura ne possa rimpiazzare: è quello che oggi chiamiamo “sovrasfruttamento”. Va a finire male per forza, ma il modello descrive la traiettoria delle popolazioni che prima crescono e poi collassano in una curva approssimativamente gaussiana.

Un esempio di un caso reale è quello dell’isola di St. Matthew nel Pacifico. Non esistevano renne sull’isola prima che ce ne portasse qualcuna la marina americana, nel 1944. In un paio di decenni sono diventate migliaia, hanno divorato tutta l’erba, e poi sono morte quasi tutte di fame. Poi, un paio di inverni particolarmente rigidi hanno sterminato gli ultimi esemplari, malati e affamati. Le renne erano i predatori e l’erba le prede: un caso classico di sovrasfruttamento delle risorse.

Per l’epidemia in corso, è la stessa cosa: il virus è il predatore e le prede siamo noi. La popolazione del virus sta crescendo rapidamente come succede sempre quando le risorse sono abbondanti. Ma ben presto il virus comincerà a essere a corto di prede, per fortuna non perché le persone infettate muoiono (alcune, purtroppo, sì). Non sono più prede perché diventano immuni. In effetti, l’epidemia sta seguendo la traiettoria a forma di “gaussiana” prevista dal modello di Lotka-Volterra.

Quindi, non sta succedendo niente di inaspettato. I virus sono creature alla ricerca di risorse proprio come facciamo noi. Non stanno facendo niente di diverso di quello che abbiamo fatto noi nel passato sterminando specie come i mammut o il dodo. Con l’enorme espansione della popolazione umana negli ultimi 1000-2000 anni, siamo diventati un ottimo terreno di caccia per tanti microrganismi, questo anche per la nostra tendenza a vivere in città affollate dove è più facile essere infettati. Così, la storia passata è piena di epidemie: peste, vaiolo, colera, influenza e tante altre.

In un certo senso, siamo in guerra: i virus ci attaccano e noi ci difendiamo con vaccini, antibiotici, igiene, e con il nostro sistema immunitario. Ma, se è una guerra, non non è detto che la vinceremo. Forse troveremo un vaccino per il virus Sars-CoV-2, ma non aspettiamoci miracoli.

In realtà, le specie non si fanno guerre una contro l’altra: si adattano, è così che funziona l’ecosistema. Virus e batteri sono visti quasi solo come causa di malattie, ma il nostro corpo ne ospita un gran numero e di tante specie diverse. Non sono dei parassiti, moltissimi sono dei “simbionti” – creature che ci aiutano per tante cose, pensate alla nostra flora batterica intestinale. Quindi, col tempo finiremo per adattarci. E si adatterà anche il virus.

Memoriale Coronavirus

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