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di Claudio Fantuzzi

Si sa, bisogna farlo. Che poi soprattutto infermieri e medici in prima linea te lo ripetono continuamente. Anche quelli nelle retrovie, peraltro. Bisogna stare a casa: è l’unica cura aggiungono poi. E certo che si sta a casa: fuori solo per il pane e il latte, e per i giornali perché sul cartaceo le notizie sembrano più vere, e poi l’edicolante aperto dalle 6 alle 11 vuoi lasciarlo solo? Lui sta lì, stamattina solo 4 clienti ma lui duro, non vuole perdere anche quelli visto che non vende più nemmeno un David color rosso al turista ormai un ricordo dei bei tempi andati?

Fuori anche solo per passare sotto casa del parente 88enne, dieci pillole al giorno, per lasciargli le medicine e i giornali, che anche la badante peruviana non esce sennò prende il virus e magari lo ammazza il ‘vecchietto’, sebbene lei ne sembri immune invece: è giovane e si tiene su mangiando come un lupo… o forse siccome con l’italiano ancora non c’è ed è in Italia da poco vive ancora nel suo mondo lontano.

La dottoressa di famiglia non più tanto giovane, ma ancora gagliarda e fortunatamente non preda della “bestia” (io lo chiamo così questo virus), telefona al vegliardo (è innamorato di lei ma non lo dice, e da vent’anni almeno) ogni due giorni (lui però la chiama comunque nel giorno di mezzo); l’ultima volta prescrivendogli un lassativo che lui, poveretto sempre spaventato non tanto per il “corona” quanto perché se lo vedono anche solo alla finestra così vecchietto gli chiedono perché non si butta di sotto che tanto al mondo c’è già stato abbastanza, ha preso per un diuretico dicendo alla sorella che il diuretico è già nella sua lista giornaliera e perché allora due adesso?

“State in casa”, ma a lui non c’è bisogno di ripeterlo ché ormai dopo l’ultimo ennesimo ospedale ora fra i suoi muri si sente protetto, ma non rassegnato, tranquillo dopo che la ‘sua’ dottoressa gli ha raccomandato di non chiamare il 112 anche se dovesse sentirsi male come gli era già capitato più volte, evitando quindi di farsi farsi portare in ospedale. Lui non le ha chiesto il motivo di tale raccomandazione, avendone capito chiaramente il senso ultimo.

“Il vecchietto dove lo metto”, cantava lustri fa Domenico Modugno. Ci si scherzava sopra, ma ora con questo ‘corona’ che ti dicono lui prediliga soprattutto quelli dai 70 anni in su specie se non delle rocce, di cantare in tal senso non c’è più voglia. Anche se – essendo io nel comparto – mi rendo conto che il comune sentire in questi tristi giorni possa non essere edificante per i nonni, specie se malandati.

PS – Va onestamente aggiunto che questo è un momento di eccezionale apprensione e gravità, ma che in tempi fino a qualche settimana fa normali, vista la storia clinica del “vecchietto” sunnominato ritenuto per questo “esente” da ogni spesa, in ogni altro paese lui non sarebbe stato tenuto in vita come qui da noi se non spendendo cifre folli. La nostra sanità pubblica ha molti difetti, ma non lascia nessuno senza cure se necessarie e a volte offrendone anche troppe per la verità. Certo è che passata questa buriana molte cose andranno riviste, come il dotare i nostri ospedali di personale adeguato, ben retribuito, e dotato di tutti mezzi necessari anche in previsione di altri ‘virus’. Che certo verranno e che non dovranno trovarci impreparati né indifesi.

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