E’ stata pubblicata da qualche giorno la classifica di Bloomberg sull’efficienza dei servizi sanitari nazionali del 2018: l’Italia ottiene un risultato eccellente, risultando quarta classificata dopo Hong Kong, Singapore e Spagna. Fatta la doverosa premessa che queste classifiche vanno considerate con una certa cautela perché basate su parametri che offrono una visione parziale ed incompleta di strutture molto complesse, il risultato è comunque interessante. Infatti la classifica di Bloomberg si propone di misurare l’efficienza, piuttosto che la qualità assoluta dei servizi sanitari, e valuta il rapporto tra risultati ottenuti e costi. Non sorprendentemente, quindi, si classificano male alcuni servizi sanitari eccellenti ma costosi come quello tedesco (al 45° posto) o danese (al 41° posto). Va malissimo il costosissimo servizio sanitario Usa, quasi esclusivamente privato (al 54° posto).

In una classifica di efficienza, come quella di Bloomberg, gli sprechi sono molto penalizzanti. Evidentemente la sanità italiana utilizza bene le scarse risorse messe a disposizione dalla politica del paese (2.700 US$ all’anno per abitante: la metà della Danimarca e meno di un terzo degli Usa).

Ciononostante, molti italiani ritengono che la sanità pubblica, e in genere i servizi pubblici, siano il regno dello spreco e del malaffare: c’è una discrepanza tra ciò che gli italiani ricevono dallo Stato e ciò che ritengono di ricevere, tra ciò che pagano e ciò che credono di pagare. Il perché di questa discrepanza è materia di indagine per la psicologia sociale. Io avanzo una ipotesi: c’è un interesse della politica, soprattutto da parte dei partiti che non si trovano in quel momento al governo, a presentare lo stato dei servizi nella maniera peggiore. E’ ovvio infatti che se si riesce a far credere all’elettore che i servizi che riceve sono pessimi, se ne può anche promettere un più consistente miglioramento.

Il risultato è facile da conseguire: basta ignorare i confronti oggettivi, come la classifica di Bloomberg o altre analoghe, se non congruenti col messaggio che si intende dare, e indurre l’elettore a confrontare la realtà di ogni giorno con i suoi sogni più sfrenati. La realtà perderà sempre. Ovviamente questa strategia propagandistica è miope: costruisce consenso immediato, ma crea aspettative irrealizzabili, perché la sanità italiana ha molto meno spazio per migliorare di quanto non ne abbia per peggiorare. Dopo tutto l’Italia nella classifica di Bloomberg può salire, al massimo, di tre posizioni e scendere di oltre 50.

La denigrazione dei servizi pubblici, inoltre, getta discredito sui partiti in quel momento al governo. Il discredito è carburante della propaganda politica di opposizione: si realizza una campagna basata sull’odio, sul disprezzo e sul Vaffa Day e si gratifica l’insofferenza del cittadino nei confronti dell’istituzione e del potere, a tutti i livelli, dall’operatore al dirigente, fino al ministro. Consegue che citare le statistiche e le valutazioni indipendenti sui servizi significa opporsi alla propaganda politica corrente e fare cultura politica. Qualcosa di cui il paese oggi ha estremo bisogno.

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