Roma oggi. Strade vuote, mezzi pubblici con pochissime persone. Persino il Palazzo era deserto. Il virus fa paura, ma soprattutto, fa paura non sapere che cosa succederà nel futuro.

Innanzitutto, è bene precisare che il virus è da trattare con attenzione, ma non è un mostro che uccide tutti quelli che tocca: l’80% delle persone colpite ha solo sintomi lievi, con alcuni che non si accorgono neppure di averlo. Tuttavia, alcune persone fragili, specialmente quelle anziane e con patologie pregresse hanno bisogno di ospedalizzazione e purtroppo in diversi casi non ce la fanno. Per questo, dobbiamo poter garantire a tutti, come avviene adesso, le cure ai più alti standard. Lo dobbiamo fare preparando le nostre strutture sanitarie a questo tipo di situazione clinica, e soprattutto cercando di rallentare il più possibile la diffusione del coronavirus, anche quando questo ci costringe a cambiare le nostre abitudini.

Cosa ci possiamo aspettare nel prossimo futuro? Abbiamo motivi per sperare che con la bella stagione, ci potrà essere un forte contenimento naturale dell’infezione.

1) Ci sono quattro Coronavirus, cugini del virus di Covid-19 (il cui nome tecnico è Sars-CoV-19), che circolano nella popolazione umana da molti anni in modo “benigno”, cioè causando soltanto dei raffreddori (per i più curiosi le sigle di questi virus sono: HCoV-229E, HCoV-OC43, HCoV-NL63, e HCoV-HKU1). Tutti e quattro questi virus hanno un andamento stagionale, con un picco dei casi in inverno e pochissime infezioni d’estate.

2) Il coronavirus che causa la Sars (una sindrome respiratoria più severa di quella del nuovo coronavirus) è apparso a novembre 2002 e si è estinto nel maggio dell’anno dopo. È bene ricordare che il coronavirus della Sars ha anch’esso molte somiglianze dal punto di genetico con il nuovo coronavirus Sars-CoV-2.

3) Ci sono molto altri virus di tipo respiratorio che hanno un andamento stagionale (tra cui i Rinovirus che causano il comune raffreddore, il virus respiratorio sinciziale o RSV che causa alcune bronchioliti infantili, i virus parainfluenzali umani, il virus HMPV che colpisce gli immunodepressi, e naturalmente i virus dell’influenza umana A e B.

4) I coronavirus si diffondono prevalentemente nella modalità “droplet”, ovvero, tramite minuscole goccioline emesse durante i colpi di tosse che arrivano sulle superfici e lì rimangono per qualche ora, in grado in contagiare la prossima persona. I malanni stagionali come il banale raffreddore possono aumentarne la diffusione. Inoltre, le superfici più calde potrebbero ridurre il tempo di permanenza del virus con capacità di trasmissione. Ci sono anche dei dati preliminari ma interessanti proprio su come le temperature possono cambiare la sopravvivenza del virus della Covid-19 anche se in vitro (in laboratorio).

5) Paesi densamente popolati ma con un clima più caldo come l’India, il Bangladesh, l’Indonesia o quelli africani vedono ancora una diffusione molto limitata del coronavirus. Potrà essere un caso ed è possibile che in alcune situazioni il numero dei casi sia sottostimato (per esempio in seguito allo scarso numero di tamponi eseguiti), ma anche questo è un indizio di un potenziale effetto della temperatura (e quindi della stagionalità) sulla capacità di Covid-19 di causare epidemia.

6) Va anche ricordato che durante la stagione estiva le persone tendono naturalmente ad assembrarsi meno che d’inverno, e questo può avere un effetto “isolamento” in grado di rallentare l’epidemia anche indipendentemente dalle caratteristiche biologiche del virus.

È bene ricordare che al momento queste sono solo speculazioni accademiche di cui si potrebbe dire, un po’ cinicamente, che lasciano il tempo che trovano. Ed è anche ovvio che gli scienziati non predicono il futuro, e giustamente l’Oms si guarda bene dal dire che il Covid-19 possa scomparire d’estate. Però la serie di osservazioni di cui sopra ci induce ad un certo livello di ottimismo. Se è molto probabile che il virus non scomparirà durante l’estate, non sarebbe affatto sorprendente che la sua diffusione rallenti in modo sostanziale con l’arrivo del caldo.

Ma ci sono anche delle implicazioni pratiche di queste considerazioni “accademiche”?

Bisogna partire dal fatto che la risposta alle epidemie passa attraverso tre fasi: quella di contenimento, quella di rallentamento e quella di mitigazione dei danni. In Italia siamo al momento nella fase di rallentamento, e si discute se sia il caso di passare direttamente alla fase di mitigazione danni, per esempio confinando le persone suscettibili come gli anziani in casa e aiutandole tramite l’assistenza domiciliare, perché qualsiasi azione non potrebbe comunque rallentare la diffusione del coronavirus.

A nostro avviso però al momento sarebbe un grave errore se si lasciasse diffondere il virus in modo incontrollato, soprattutto perché l’impatto sul funzionamento degli ospedali e del SSN in generale potrebbe essere severo. In realtà, considerando che la bella stagione è alle porte, le considerazioni espresso nei sei punti qui sopra rappresentano non solo un piccolo “messaggio di speranza”, ma soprattutto servono soprattutto a provvedere ulteriore razionale scientifico per quello che riteniamo sia l’approccio medico-epidemiologico più corretto: rallentare il più possibile l’epidemia con misure come quella della sospensione delle attività didattiche ed altre regolamentazioni che promuovono la riduzione dei nuovi contagi tramite isolamento. Tutte decisioni spiacevoli da prendere ed a volte scomode da eseguire, ma assolutamente necessarie, e che se verranno mantenute e rispettate dovrebbero dare dei buoni risultati nel giro di alcune settimane.

Mentre bisogna sottolineare la irresponsabilità personale e soprattutto sociale di chi viola le zone rosse o le misure di quarantena così causando danni notevoli agli altri. Allo stesso modo consideriamo irresponsabile chi mette in giro notizie false (soprattutto se di carattere chiaramente pseudo-scientifico) e chi si lancia in polemiche inutili.

In Italia ciascuno vuole dire la sua su qualsiasi argomento anche se magari non si è informato, ed esiste la brutta abitudine di interpretare le regole a modo nostro. Però, siamo anche un Paese che fronte a una situazione seria sa trovare delle risorse e senso di responsabilità inimmaginabili, come ad esempio i medici, infermieri, biologi, tecnici di laboratorio che, in prima linea di fronte all’epidemia, stanno facendo turni massacranti per aiutare gli altri (e per questo meritano il nostro più caloroso ringraziamento). Siamo convinti e davvero fiduciosi che con l’impegno di tutti ci lasceremo alle spalle questo periodo, e che lo faremo avendo anche imparato delle lezioni importanti per il futuro del nostro Paese.

Post scritto in collaborazione con Guido Silvestri, Professore Ordinario e Direttore del Dipartimento di Patologia, Emory University, Atlanta, Usa.

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